FOGGIA – Partecipato e interessante, l’incontro su “Grano Cappelli, eccellenza dauna”, ultimo appuntamento del ciclo di incontri organizzati dalle nove aziende agricole “rigorosamente biologiche” (Andreano Tommaso Pio, Biocarchia s.s., Bramante Giuseppe, Menichella Enrichetta e Figli s.s.a., Rinaldi Luigi, Sapori serrani, Serrilli Pia Gloria, Tucci Giuseppina, Zara Giovanna) raccolte sotto la sigla “Unici”. Incontri di informazione e sensibilizzazione sui meriti e le virtù dei metodi di coltivazione tradizionali, che non utilizzano chimica di sintesi e producono alimenti del tutto privi di pesticidi, con gli intuibili benefici per l’ambiente, la salute dei coltivatori e quella dei consumatori.
Protagonista di questo ultimo appuntamento la cultivar “Grano Cappelli” o “Senatore Cappelli” che il grande agronomo e genetista Nazzareno (detto Nazareno) Strampelli creò nei prini anni del Novecento all’Istituto Sperimentale di Cerealicoltura di Foggia e che venne commercializzata in tutto il mondo a partire dal 1915. Si tratta di un grano dalle particolari proprietà nutritive, che migliorò notevolmente la resa per ettaro del prodotto, dando una risposta concreta alla diffusa fame delle popolazioni.
Alto, naturalmente immune alle erbacce, il Grano Cappelli cresce rigoglioso con le sue alte spighe, mentre la profondità delle sue radici lo rende particolarmente idoneo ai terreni siccitosi e ai climi asciutti dell’Italia meridionale. Coltivato con metodi biologici, rende possibile la produzione di una pasta in grado –come ha dimostrato uno studio condotto sui pazienti del Policlinico “Gemelli” di Roma, di attenuare o addirittura annullare i problemi di digestione o di intolleranza. Una verità molto scomoda per le industrie di trasformazione (molto restie a precisare da quali tipi di grano viene la pasta che producono e commercializzano).
La storia della cultivar e delle sue derivazioni (il grano Cappelli è precursore e antenato di quasi tutte le varietà di grano duro esistenti, la maggior parte delle quali, però, non ne presenta in pari grado le accennate qualità) è stata illustrata dal dottor Salvatore Colecchia, del Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’Economia Agraria (CREA) che ha dipinto con grande vivezza la figura di Strampelli, che fu Senatore del Regno a partire dal 1929 e le cui invenzioni furono fondamentali per la mussoliniana “battaglia del grano”.
L’agronomo Roberto Carchia (della Biocarchia s.s.) ha centrato il proprio intervento sul grande rischio per la salute rappresentato dal consumo di prodotti alimentari contaminati da erbicidi e pesticidi, compreso quelli, come il glifosato, fortemente indiziati di cancerogeneticità. Questi prodotti riescono infatti a “forzare” la protezione dei villi intestinali e a inserirsi nel circuito epatico. Inoltre, in quanto interferenti endocrini, sono in grado di aggredire le cellule e addirittura il codice genetico del loro Dna.
Ultimo intervento di Alessandro delli Carri, dell’Azienda Agricola Menichella Enrichetta e figli s.s.a., che ha ricordato i numerosi riconoscimenti (in particolare il premio “Spiga d’oro” assegnato dalla Federazione dei Consorzi Agrari) ottenuti dalle coltivazioni di grano Cappelli fino alla metà degli anni Settanta da aziende oggi incluse nel raggruppamento di Unici. Campi che, grazie ai metodi di coltivazione meno intensiva, non presentavano quell’allettamento che si presenta in molte attuali coltivazioni di grano. Fenomeno che nelle nostre aziende non si verifica grazie alle buone pratiche agronomiche che prevedono i sovesci come concimazione.
