Cultura e territorio

Ferragosto a Foggia, tra sacro e profano: viaggio nelle tradizioni del capoluogo dauno

Foggia – Le origini del Ferragosto sono antichissime, nell’antica Roma era una festa denominata Feriae Augusti, era un periodo di riposo e di festeggiamenti legati alla fine dei lavori agricoli, poi con il Cristianesimo la festa laica coincise con l’Assunzione di Maria in Cielo. A Foggia, da sempre, questa festa estiva ha un sapore sacro e profano molto forte ed è molto sentita dai foggiani.

L’Assunzione di Maria al cielo oltre a coincidere con il Ferragosto, è una festa legata direttamente alla Madonna dei Sette Veli, la Santa protettrice della città.

In città accorrono da tutta la provincia per gli splendidi fuochi d’artificio della mezzanotte, per le tante e colorate bancarelle che vendono dolci, croccanti pannocchie (i pilanghill) e grosse e fresche fette rosse di anguria con le quali rinfrescarsi. A Foggia il Ferragosto è una vera e propria festa, la festa dell’estate per eccellenza.

Anche se, come tutti sanno, la ricorrenza della Santa Patrona cade il 22 marzo, nel giorno di Ferragosto da sempre i foggiani sono soliti ringraziare la Vergine per il raccolto avuto durante l’anno.

Le due date del 22 marzo e del 15 agosto, quindi, sono direttamente legate al ciclo della semina e del raccolto del grano ed essendo il gallo un simbolo di questo cereale, perché di questo si nutre principalmente, l’animale è diventato una vera e propria icona della festa foggiana, chi non ha mai mangiato il tradizionale gallucce?

“Chi magne gallucce e chi gnotte velene” , quante volte abbiamo sentito questa frase, sicuramente uno tra i detti foggiani più popolari. Sapete cosa significa?

Si tratta di una frase tipica del terrazzano che, non avendo terreni da coltivare, non aveva possibilità di festeggiare il Ferragosto con il gallo, u’ gallucce.

Ormai a Foggia si è persa la tradizione in voga subito dopo il dopoguerra con la quale i commercianti foggiani, per dare la possibilità a tutti i cittadini di onorare la tavola della festa con il galluccio e altri tipi di cibarie.

Si usava comporre “u canestre”, che consisteva in un acconto giornaliero di pochi spiccioli, durante tutto l’anno, per poi ricevere un cesto (il canestre appunto) contenente formaggio, pane, pasta e il rinomato galluccio.

Articolo a cura di Giuseppe Donatacci in manganofoggia.it

Redazione

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