FOGGIA – La storia del Maresciallo Capo dei Carabinieri Marino Di Resta – assassinato da Carmine Marolda, catturato questa notte dai carabinieri nel palazzo Onpi di via Bari – è quella di un servitore dello Stato che ha sacrificato la propria vita durante un’operazione contro una banda armata. A lui è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, e nel ventisettesimo anniversario della sua scomparsa la sua città natale, Sessa Aurunca, gli ha intitolato la caserma dei Carabinieri. Il 16 settembre 1996, a Pescara, Di Resta partecipava a un’operazione investigativa legata a una violenta rapina avvenuta poco prima a Francavilla al Mare, ai danni di un rappresentante orafo, con un bottino di circa 200 milioni di lire in gioielli.
In abiti civili, insieme a due colleghi, il Maresciallo Maggiore Annibale Lizzio e il Vice Brigadiere Giorgio Corvaglia, raggiunse un edificio segnalato come possibile base del gruppo criminale. All’arrivo, i militari fermarono un uomo sospettato di essere coinvolto nella rapina. Poco dopo, la situazione degenerò: i Carabinieri furono raggiunti da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi da più malviventi. Ne nacque un violento conflitto a fuoco. Di Resta fu raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, ma riuscì comunque a rispondere al fuoco, ferendo alcuni degli aggressori. Trasportato d’urgenza in ospedale, morì poche ore dopo a causa delle gravissime ferite riportate.
Le successive indagini portarono rapidamente all’individuazione e all’arresto dei responsabili: una banda criminale radicata tra Abruzzo e Puglia, coinvolta non solo in rapine ma anche in traffici illeciti. L’operazione si concluse con numerosi arresti – tra cui quello di Carmine Marola – e il sequestro di armi e refurtiva, segnando un importante successo investigativo per le forze dell’ordine.
