FOGGIA . La mancata approvazione in Consiglio provinciale della Consulta per la Disabilità della Capitanata suscita la protesta di M.E.D.A. Puglia. A intervenire è l’avvocata Miriam Ventura, responsabile regionale del movimento, che considera l’esito della seduta un’occasione persa per rafforzare il dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie.
«La Consulta non è una poltrona, non è un gettone, non è un organismo di partito», afferma Ventura, sottolineando come l’organismo avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di partecipazione e confronto per affrontare le difficoltà quotidiane delle persone con disabilità e dei loro familiari.
La responsabile regionale richiama, in particolare, due situazioni che ritiene indicative delle criticità presenti sul territorio: i costi dei parcheggi per chi accompagna un familiare ricoverato presso Casa Sollievo della Sofferenza e le risorse anticipate dal Comune di Carpino per garantire il trasporto scolastico agli alunni con disabilità.
Secondo i dati riportati nel comunicato dell’associazione, in provincia di Foggia vivrebbero circa 38mila persone con disabilità, di cui 12mila con disabilità grave. Numeri che, secondo Ventura, rendono necessario un confronto istituzionale stabile per individuare i problemi e promuovere interventi adeguati.
La mancata approvazione della Consulta è anche al centro di una polemica politica. Ventura attribuisce al Partito Democratico provinciale la responsabilità di non aver sostenuto la proposta, mentre ringrazia il consigliere provinciale Tonio De Maio per aver illustrato il regolamento e appoggiato l’iniziativa. Esprime inoltre apprezzamento per le altre forze politiche che, secondo quanto riferito, avrebbero manifestato la disponibilità a votare a favore.
«Avere la Consulta Provinciale per la Disabilità della Capitanata è un atto di civiltà giuridica e di amore», conclude Ventura, ribadendo l’intenzione di proseguire l’impegno affinché la questione torni all’attenzione delle istituzioni.
Per M.E.D.A. Puglia, l’obiettivo resta quello di istituire uno spazio permanente di confronto capace di dare voce alle persone con disabilità e alle loro famiglie e di contribuire a trasformare il principio dell’inclusione in servizi e diritti effettivi.
