Il 19 agosto 1943 il secondo devastante bombardamento di Foggia

Accadde oggi: Foggia sotto una pioggia di fuoco in quella terribile estate

Foggia Reporter

Foggia – Era il 19 agosto 1943 ed era passato poco meno di un mese dal tragico 22 luglio 1943, quando la città di Foggia venne bombardata dall’aviazione angloamericana.

Una delle pagine più triste e nere della storia di Capitanata, il cui ricordo mette ancora i brividi. Bombardamenti a tappeto, una tattica violenta che resero la giornata calda del 19 agosto, simile per brutalità a quella del 22 luglio, una delle più tragiche della triste estate foggiana del ’43.

Come per il 22 luglio si trattò di un giovedì, un terribile giovedì da dimenticare. Nelle cronace dell’epoca si legge: “Su Foggia si sta consumando una terribile catastrofe, forse la peggiore subita da una città italiana nel corso di tutta la guerra”.

Sulla già martoriata città di Foggia si riversò uno dei bombardamenti più feroci e cruenti dell’intero secondo conflitto mondiale. L’estate del 1943 fu un’estate nera per molte città italiane colpite da massicci bombardamenti ad opera degli angloamericani, in particolar modo per la nostra città.

Sembrava quasi che la città di Foggia, agli occhi degli angloamericani, potesse rappresentare la personificazione del nemico nazifascista. Questa volta a cadere sotto le bombe non furono solamente gli obiettivi militari ma civili, case, strade e monumenti.

Dal libro di Leonardo Scopece Storia di Foggia leggiamo che il 19 agosto il bombardamento fu attuato in sei ondate, tra le 12.00 e le 13.35, cui fece seguito una decisiva incursione durante la notte tra il 19 e il 20 agosto. Furono impiegati ben 340 aerei, furono lanciate 2907 bombe.

Ecco cosa si leggeva in una comunicazione del 20 agosto rivolta al Capo della Polizia ad opera del questore Benigni: “Il numero delle vittime è incalcolabile e si sta procedendo alla loro rimozione a mezzo di militari… I feriti sono numerosissimi e sono stata avviati in massima parte negli ospedali della provincia, non essendo stato possibile accoglierli in quelli della città, i cui edifici sono stati gravemente danneggiati e resi inabitabili…”.

Tra le situazioni più drammatiche vi fu sicuramente quella vissuta dal Pretore Carlo Ascolese, impegnato, per giorni, nelle difficili operazioni di riconoscimento dei cadaveri, purtroppo tantissimi.