Cultura e territorio

Festa dei lavoratori, alla scoperta dei protagonisti delle rivolte sindacaliste nella Capitanata

Foggia – Ricorre oggi la Festa dei lavoratori che viene celebrata il primo Maggio di ogni anno in molti paesi del mondo, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori.

Queste lotte venivano fatte inizialmente per ottenere la riduzione della giornata lavorativa. Fu storicamente essenziale il contributo che diedero i sindacalisti italiani a queste battaglie perciò oggi vogliamo ricordare le storie dei personaggi della Capitanata che hanno dedicato parte della loro vita nel migliorare la condizione dei lavoratori.

Uno di loro è Silvestro Fiore, nato a Foggia nel quartiere Borgo Croci nel 1864. Le notizie che abbiamo della sua vita sono state ricavate nel tempo tramite la consultazione degli articoli di cronaca all’interno dei giornali locali dell’epoca.

Sappiamo che tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 si impegnò attivamente nell’avviamento della sua opera di organizzazione sindacale e di dirigente socialista. Nell’Agosto del 1901 organizzò il cosiddetto “Sciopero di Campagnuoli” che durò due settimane.

A causa di questo sciopero, Fiore venne arrestato assieme ad altri dirigenti del gruppo di protesta. Un anno dopo l’arresto si impegnerà nell’organizzazione del primo congresso dei contadini pugliesi che si svolse a Foggia nell’aprile del 1902.

Da questo congresso nascerà la Camera del Lavoro di Foggia e Silvestro Fiore sarà proprio uno dei più importanti e combattivi rappresentanti di quest’ultima.

Nel 1902 la Camera del Lavoro di Foggia era costituita da diverse leghe ben organizzate e dirette: contadini, muratori, mugnai e panettieri, calzolai, metallurgici, falegnami. La più consistente era quella dei contadini e delle contadine che in totale contava circa 3.900 aderenti.

La vita di Silvestro fu sicuramente costellata di vittorie, ma anche di dissapori che lo portarono alla morte. C’era una faida tra Fiore e un gruppo di cosidddetti anarchici (i quali alcuni che avevano abbandonato la lega dei contadini) capeggiati da un certo Carretta.

L’ultimo attacco il Fiore lo aveva ricevuto su il “Libertario”, un  organo del partito anarchico, domenica 20 settembre 1909. I due si confrontarono due giorni dopo incontrandosi lungo il corso principale e si appartarono per ragionare.

All’improvviso Carretta, che risultò essere prevenuto, estrasse un coltello, la cui lama era lunga ben 22 centimetri e lo riempì di coltellate.

Silvestro Fiore morì nella serata di domenica 26 settembre 1909. Nel 1911 Carretta verrà condannato a nove anni e dieci giorni di detenzione.

A Silvestro Fiore fu dedicata una via nella città di Foggia e un libro che parla della sua storia, scritto da Raffaele De Seneen e Romeo Brescia,  “Silvestro Fiore. L’uomo e il sindacalista”.

Una donna foggiana fece coraggiosamente fece la rivoluzione verso gli inizi del ‘900 fu Filomena Cicchetti.

La sua storia si inserisce in un periodo molto delicato per il Sud e non solo. Nel 1898 la crisi economica nel nostro Paese era molto pesante e colpì gravemente le persone che facevano parte delle classi meno abbienti.

Durante quel periodo in particolare ci fu l’aumento del prezzo del grano e questo inasprì i rapporti tra il governo e il popolo. Tutto questo portò inevitabilmente alla nascita di vari moti di protesta in tutte le regioni colpite da questa crisi che purtroppo anche alla morte di 80 manifestanti nella città di Milano (quest’ultimo episodio verrà poi definito come “eccidio di Milano”).

A Foggia le proteste furono guidate da Filomena Cicchetti, conosciuta da tutti come “Zia Monica”. La sommossa foggiana si mosse inizialmente verso Palazzo Dogana, sede della Prefettura e dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza, dove il sindaco dell’epoca Emilio Perrone cercò di calmare gli animi dei suoi concittadini.

Il popolo però non si fermò e si spinse fino al Municipio dando fuoco ad alcuni ambienti, le fiamme divorarono in particolar modo l’archivio. Vennero perciò distrutti tantissimi documenti riguardanti la storia della città. Per la fame, la miseria e la difficile situazione i manifestanti decisero di svuotare i Magazzini Generali della città.

A differenza di quanto avvenne a Milano, per fortuna, a Foggia non ci furono morti. La rivolta guidata da “Zia Monica” è passata alla storia comeRivoluzione della fame fu stato uno dei momenti più intensi e sicuramente bui della nostra città.

Da non dimenticare assolutamente è la storia di Giuseppe Di Vittorio che fu un esponente importantissimo della storia del sindacalismo in Capitanata.

Giuseppe Di Vittorio nacque a Cerignola nel 1892 da una famiglia di braccianti. Membro della camera del lavoro di Cerignola, nel 1911 aderì al sindacalismo rivoluzionario e nel 1912 fu eletto nel comitato centrale dell’Unione Sindacale Italiana nel corso del congresso fondativo di Novembre.

Partirà per la guerra nel 1915 e poi nel 1921 viene arrestato a Lucera dove, in circostanze del tutto eccezionali, verrà nominato deputato. Fu un fervente sostenitore dell’antifascismo divenne portavoce della resistenza al fascismo in Puglia.

Per questo, in seguito ad uno sciopero regionale antifascista che Di Vittorio venne nuovamente arrestato. Per tutto il 1921, fino ai primi mesi del 1923, Giuseppe si interesserà principalmente della situazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni in Puglia.

Verso la fine del 1922 viene bandito dai fascisti e quindi decise di trasferirsi a Roma. Nel 1924 avvenne l’importante incontro con Antonio Gramsci e con Palmiro Togliatti, che lo porta ad aderire al Partito Comunista.

L’anno seguente fu condannato dal Tribunale Speciale fascista a 12 anni di carcere e nel 1925 riesce a fuggire in Francia. E così girò per il mondo partecipando a diverse lotte antifasciste, durante una di queste venne arrestato e poi entrò in clandestinità.

Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL della quale sarà poi alla guida fino alla sua morte. Nel 1946 fu eletto deputato all’Assemblea Costituente con il PCI.

Il suo operato riscosse così tanto successo tra la classe operaia ed il movimento sindacale di tutto il mondo che, nel 1953, fu eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale. Morì nel 1957 a Lecco a causa di un infarto.

Ad Orta Nova, dopo la sua morte, venne installata dai braccianti una stele per ricordarlo. Nell’estate del 2019 è stata vandalizzata ma fu ripristinata il 4 Ottobre dello stesso anno in contrada “Cirillo” ad Orta Nova, ovvero nel primo luogo di lavoro del sindacalista cerignolano.

Questa sera verrà trasmesso su Rai1 il film sulla sua storia “Pane e libertà”, un modo ancora più coinvolgente di conoscere la sua vita.

Queste storie sottolineano come possiamo partire anche solo dal nostro territorio per poter raccontare di eventi che hanno caratterizzato la storia non solo del sindacalismo, ma dell’Italia intera.

Fonti: Wikipedia, manganofoggia.it, bonculture.it

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.

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