Home»Economia»Exchange, un’anomalia tutta italiana

Exchange, un’anomalia tutta italiana

L’Italia come sempre in materia di economia è un Paese a due velocità. Questa volta, però, non c’entra nulla la secolare diatriba Nord-Sud. Parliamo, infatti, delle criptovalute.

Il paradosso tutto italiano sta nella mancanza sul territorio di un exchange di criptovalute, ossia di aziende o soggetti in grado di scambiare denaro reale con quello virtuale. Questo nonostante il nostro Paese sia stato tra i primi a darsi una legislazione in merito alle monete virtuali, grazie alla normativa antiriciclaggio.

La normativa in Italia

La legislazione italiana ha ripreso le nuove regole sulla IV direttiva europea antiriciclaggio in materia di criptovalute. Il risultato è stata una legge ad hoc. Il legislatore ha, infatti, stabilito che, nel momento in cui la valuta reale viene usata per acquisire bitcoin, deve rimanere traccia tangibile di chi investe nell’algoritmo. Questo significa che deve avvenire un’identificazione del soggetto prima che si dia il via al percorso attraverso la blockchain. Il nocciolo della questione si gioca tutto sul concetto di “transazione economica”. Se, infatti, è vero che le criptovalute non sono ancora state riconosciute come “valuta reale” è altrettanto vero che la UE ha definito la transazione madre con cui si “comprano” i bitcoin e i suoi fratelli come “un’operazione reale a contenuto economico”.

A questo riguardo va ricordata una sentenza del Tribunale di Verona che ha dato ragione ad alcuni investitori italiano. Questi ultimi avevano comprato bitcoin versando euro senza però riuscire a vedersi aperto il cosiddetto wallet, necessario per poter dar via alle transazioni con la moneta virtuale. Il legislatore ha qualificato le operazioni di cambio “come attività professionale di prestazioni di servizi a titolo oneroso, svolta in favore di consumatori”. Questo gli ha permesso di inquadrare tale operazione nell’«offerta al pubblico di prodotti finanziari» e, di conseguenza, di riconoscere i diritti degli investitori.

Il caso italiano

Con un quadro normativo definito fa notizia il fatto che non esista nessuna piattaforma sul territorio che cambi denaro reale con quello virtuale. In questo contesto esiste una sola eccezione: The Rock Trading. Si tratta di una piattaforma exchange, creata da due italiani, con un’interfaccia facile e intuitiva. Il grande vantaggio di questo sito è quello di avere come partner una banca italiana, motivo per cui i bonifici di prelievo e deposito avverranno in tempi rapidi ma soprattutto senza nella massima trasparenza.

Nato originariamente come un sito Insurance su Second Life, a partire dal 2010 il sito si è evoluto, cambiando nome in “The Rock Trading” ed offrendo una sezione dedicata alla gestione dei fondi ed al trading di quote e valute. I suoi fondatori sono Andrea Medri (CFO) e Davide Barbieri (CTO). L’exchange utilizza solo indirizzi multisig e permette depositi di Bitcoin a zero conferme. Lo svantaggio di questa piattaforma è che non è gratuita. Per registrarsi dovrete o possedere un codice di invito, oppure pagare una “tassa d’iscrizione” di 100 euro che verrà poi parzialmente scontata dalle fees (spese relative alla compravendita). Il codice d’invito invece, permette di evitare il pagamento della quota di 100 euro per l’accesso ai mercati. Il problema è che non è affatto facile ottenerlo. Nonostante queste difficoltà, al momento, The Rock Trading è l’unica alternativa credibile agli exchange esteri.

Ufficio Stampa: Criptomag – Il primo sito italiano su bitcoin e criptovalute

Per rimanere aggiornato su questo argomento segui la redazione di Foggia Reporter anche su Facebook, Twitter e Instagram 
0
Condivisioni
Pinterest Google+

Nessun commento

Lascia un commento

Articolo precedente

Orsara investe 20mila euro nelle idee dei cittadini: parte il Bilancio Partecipativo

Articolo successivo

Invasione grilli neri, il Sindaco rassicura: "L'Amiu sta intensificando le attività di disinfestazione"