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Connessioni a Internet, emerge un’Italia divisa in tre zone

Emerge un quadro molto variegato

Aree nere, bianche e grigie: non parliamo di categorie politiche, ma della situazione relativa alla diffusione di Internet sul territorio italiano, individuata di recente da analisi di docenti universitari e da iniziative mirate a superare l’ormai storico problema della connettività di alcune zone del Paese.

Le aree nere per Internet. Se infatti le grandi città e i principali centri dell’Italia rientrano nelle cosiddette “aree nere“, ovvero quelle in cui sono presenti infrastrutture adeguate, all’avanguardia ed efficienti, e dove la presenza di un numero maggiore di operatori offre anche più soluzioni di scelta ai consumatori, il quadro è decisamente differente in altri ambiti, dove invece prevalgono le difficoltà.

La situazione nelle zone bianche e grigie. È nota ad esempio l’azione che a livello nazionale si sta svolgendo sulle cosiddette aree bianche, ovvero quelle zone dello Stivale considerate a “fallimento di mercato” perché poco remunerative per gli investimenti degli operatori di TLC, ma secondo gli esperti più che i piani pluriennali e le promesse, in questi ambiti pesa la concreta volontà politica di invertire la rotta. Simile il contesto delle aree grigie, che sono quelle nelle quali si è reso disponibile un solo operatore per la realizzazione dell’ultimo miglio, e che dunque si rivelano territori senza competizione di mercato.

Problemi per tanti. I problemi nascono dallo studio approfondito della composizione di questi territori: negli spazi grigi, ad esempio, si calcola la presenza di circa il 65 per cento delle aziende italiane, ma l’assenza di stimoli concorrenziali fa procedere con grande lentezza la dotazione di infrastrutture di rete. Allo stesso modo, le aree a fallimento di mercato comprendono addirittura circa 7.700 Comuni in Italia su 7.982 totali, e di conseguenza la cattiva (o addirittura assente) connettività riguarda milioni di cittadini e di attività.

Superare il digital divide. Le risposte alla questione sono in fase di evoluzione, sia dal punto di vista di interventi privati che come azioni più complesse; un primo esempio arriva da Eolo, principale operatore italiano del panorama fixed wireless, che ha fatto della lotta al digital divide un vero e proprio cavallo di battaglia, portando la propria proposta di abbonamento internet ad alta velocità anche in territori non coperti da infrastrutture tradizionali.

Un nuovo intervento. È invece partita da poco la collaborazione tra Assoprovider e Legacoop che mira appunto a favorire la distribuzione di banda ultralarga con fibra ottica in aree a fallimento di mercato, mettendo a sistema da un lato l’esperienza dell’associazione dei fornitori di servizi di Rete e dall’altro il sistema della lega cooperativa; in particolare, il principio di base della partnership è lo scambio di competenze tra le due associazioni, con il know how tecnico di Assoprovider che si unisce alla rete capillare di cooperative presenti sul territorio nazionale. 

L’arretratezza dell’Italia. Che la situazione sia piuttosto grave appare evidente anche dalla lettura dei dati che emergono dal rapporto della Commissione europea sulla connettività nei Paesi Europei: nonostante un incremento nell’ultimo anno, alla fine del 2017 l’Italia è ancora al quintultimo posto in termini di disponibilità di connessioni veloci e affidabili, e in particolare sconta ancora un significativo ritardo in termini di connessioni con velocità di almeno 30 Mega bit al secondo (Mbps). Sembrano ancora lontani gli obiettivi del Piano nazionale per la banda ultralarga presentato dal Governo nel 2015, che stabilivano il raggiungimento entro il 2020 del target del 100 per cento di Internet a 30 Mega a tutti i cittadini, mentre Internet a 100 mega avrebbe interessato l’85 per cento della popolazione.

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