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Via nuova della fame

Ritorna la rubrica a cura di Ettore Braglia

C’è da noi qualche vecchio popolano che la chiama ancora “ A via nov da fam”; ma il secolo è ormai trascorso da un pezzo; da quando le fu riconosciuto il triste privilegio.

Quale ragione rimanderà il giovane foggiano di un così triste appellativo all’attuale via Lorenzo Scillitani; divenuta con il tempo una delle migliori e più attraenti arterie della città? Si era nel 1817 anno in cui dopo la fucilazione a Pizzo di Gioacchino Murat e il ritorno sul trono delle Due Sicilie di Ferdinando II, nelle nostre contrade la miseria, le malattie, il brigantaggio imperversava in pieno e le popolazioni languivano.

Le opere pubbliche erano addirittura ignorate, l’industria e il commercio intristivano; l’agricoltura e la zootecnia in condizioni arretrate; la circolazione monetaria scarsa ; le leggi sociali d’assistenza e previdenza sconosciute.

La dolorosa e mortificante condizione di abbruttimento in cui viveva il popolo, indusse il governo della “ negazione “ di Dio per terra di rivolte, a ricorrere a qualche mano di aiuto, sia pure, temporanee onde colmare i crampi della fame durante i mesi invernali.

Tutta la zona dov’è oggi, il rione ferroviario, compreso la villa comunale, era regio tratturo, adibito al pascolo degli animali; con apposito decreto fu ordinato di aprirvi nuove strade rurali, onde agevolare agli agricoltori, contadini e terrani l’accesso ai posti di lavoro.

Fu così che la prima via aperta al traffico dal piccolo dello scheletrico e malarico bracciante del Tavoliere, fu denominata della “ fame”.

A cura di Ettore Braglia

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