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Suad Amiry arriva a Foggia e la porta a Damasco

“Io diventata scrittrice per caso vi racconto la mia Damasco": Suad Amiry a Foggia presenta il suo ultimo libro

In una giornata uggiosa, quando l’estate lascia in punta di piedi il posto all’autunno, in una delle location più belle di Foggia, l’Auditorium Santa Chiara, cuore di spettacoli ed eventi, è iniziata la quinta edizione della rassegna “Questioni Meridionali”, promossa da Spaziobaol in collaborazione con libreria Ubik. La stagione 2016 parte con un’ospite internazionale, Suad Amiry, scrittrice siriana, che ha scelto la caratteristica cornice foggiana per presentare il suo ultimo libro Damasco edito da Feltrinelli.

La nuova stagione, realizzata con il sostegno del Comune di Foggia, la Fondazione Banca del Monte e la Fondazione Apulia Felix, è dedicata al cantautore Gianmaria Testa, scomparso lo scorso 30 marzo. Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte e docente di Storia Moderna dell’Università di Foggia, recentemente invitato all’Universidad Autonoma di Madrid per tenere una conferenza sulla Dogana di Foggia, ha introdotto Suad Amiry con queste parole: «Dobbiamo imparare ad essere protagonisti e non solo consumatori delle iniziative culturali della nostra città».

«Sono cresciuta a Damasco, che era per me una vera ancora di salvezza, era la mia sicurezza. Dico sempre che sono diventata architetto perché sono cresciuta lì, una città bellissima, magica. Non posso dimenticare i suoi colori, i profumi delle spezie nei suoi numerosi suk, la sua architettura e la sua luce. Leggendo il libro sembra di sentire il profumo del cibo e delle spezie che salta fuori dalle pagine e travolge chi lo legge». Esordisce così la scrittrice Suad Amiry, con un italiano non sempre corretto ma con un’energia e un’eleganza invidiabili, parlando del suo nuovo romanzo, uno specchio della sua vita privata che si intreccia inevitabilmente con fatti storici, come l’insurrezione palestinese del 1929.

Suad Amiry, non solo scrittrice ma architetto palestinese, cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan. Impegnata nel sociale e membro delle delegazioni palestinesi per la pace in Medio Oriente, incontrando il pubblico foggiano ha sentito il bisogno di dar voce a una terra lontana da noi, un tempo considerata “perla d’Oriente” e vista oggi come una terra di nessuno che conta più di 400 mila morti a causa della guerra civile.

Ha voluto far conoscere a tutti la vera storia di quelli che oggi ci limitiamo a definire “emigrati”, persone che hanno alle spalle una grande storia e che si ritrovano a diventare rifugiati indesiderati: «in questo libro io voglio omaggiare la città di Damasco e nello stesso tempo voglio omaggiare i rifugiati, voglio attirare l’attenzione dei miei lettori su quello che significa “essere un rifugiato” – precisa Amiry  ̶ . Indipendentemente dal luogo dal quale si proviene bisogna ricordare che quelli che chiamiamo “rifugiati” sono persone che hanno alle spalle un luogo che ha una storia, una bellezza e un vissuto quotidiano, non dobbiamo guardare ai rifugiati come a dei “poverini”, perchè quei rifugiati hanno una storia, e deve essere rispettata!».

Una storia di occupazioni e di sofferenze quindi, ma nello stesso tempo la storia di una famiglia, la sua, dove la figura della donna è forte e autoritaria, lontana dall’immagine che abbiamo noi delle donne musulmane, ricca di pregiudizi. Suad  a proposito delle donne, che rappresentano le vere protagoniste del suo libro, dice: «nel libro descrivo la vita di mia nonna, andata in sposa giovanissima a un ricco mercante, Jiddo, che aveva vent’anni più di lei. Mia nonna decise di sottostare alla decisione del padre, ma lei aveva la vocazione per la famiglia, per la maternità. Mia madre, invece, era una donna che non voleva né sposarsi né avere figli, era indipendente, pur essendo nata nel 1926 aveva una concezione molto moderna della donna, era una donna d’affari, lavorava. Il suggerimento che posso dare se voi italiani volete che le vostre donne siano indipendenti, non mandate i vostri figli in Iraq, perché tornando avranno sicuramente un’idea delle donne che può penalizzarle».

Un po’ di Damasco arriva a Foggia e la incanta. Suad Amiry,  scavando nei ricordi, ha tentato di ripercorrere la storia della Siria in questo ultimo secolo, un secolo che sembra non ricordare le antiche bellezze, i profumi e i colori dell’antico Impero ottomano, e che guarda ad un presente malato che fa di quella terra un luogo dilaniato dall’orrore della guerra.

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