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Il Premio Menichella 2016 al presidente della Biennale di Venezia

Paolo Baratta: "Uomini come Menichella hanno fatto la Storia. Per il Mezzogiorno servono responsabilità e programmazione"

Venerdì 7 ottobre 2016, nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione Banca del Monte di Foggia, il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta ha ritirato il Premio Donato Menichella 2016, onorificenza istituita dalla Fondazione Banca del Monte quale riconoscimento a quei professionisti e a quelle istituzioni che con la propria opera hanno contribuito allo sviluppo culturale, sociale ed economico del meridione italiano. A consegnare il premio, organizzato con il patrocinio della Banca d’Italia nell’ambito delle “Giornate Economiche del Mezzogiorno” giunte alla terza edizione, è stato il presidente della Fondazione, Saverio Russo: “La Fondazione ha deciso di conferire il terzo Premio Menichella a Paolo Baratta in ragione del suo impegno operoso e attivo per il meridione italiano, un impegno sempre rivolto all’analisi coerente della realtà meridionale e alla ricerca di soluzioni praticabili e utili al Mezzogiorno”.

Paolo Baratta
Paolo Baratta

Milanese classe ’39, laureto in Ingegneria al Politecnico di Milano e in Economia a Cambridge, Paolo Baratta è stato ricercatore della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), presidente del Consorzio Credito Opere Pubbliche, vice presidente del Nuovo Banco Ambrosiano, vice presidente dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana), Ministro per le privatizzazioni nel Governo Amato, Ministro per il commercio estero nel Governo Ciampi e poi ai lavori pubblici e ambiente nel Governo Dini. Attualmente,  per la seconda volta presiede la Biennale di Venezia, è vice presidente del Fai e consigliere d’amministrazione della Svimez. Ha scritto numerosi saggi e volumi con diversi interventi sull’industrializzazione del mezzogiorno.

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Ho conosciuto Menichella quando sono entrato in Svimez nel ’67 – ha raccontato Paolo Baratta nel ritirare il premio -, era autorevole, molto affabile ma severo. Aveva vissuto tutta la fase della formazione della Cassa del Mezzogiorno, che nasceva dalla necessità di creare un ente capace di recepire i finanziamenti per la ricostruzione del dopoguerra. Quelle persone hanno fatto la storia. Nonostante questo, quando chiedevamo a Menichella di raccontarci i retroscena della vicenda, rispondeva sempre che non poteva divulgare certe informazioni acquisite nell’esercizio di una funzione pubblica. Questo era il personaggio”. Tuttavia Menichella vuol dire anche e soprattutto Iri, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale “che iniziò a dirigere su mandato del presidente e fondatore Beneduce negli anni ’30. Loro nel 1936 vararono la più importante riforma della legge bancaria, un capolavoro che pose le basi di un generale riassetto del sistema finanziario, fondato sulla rescissione dei rapporti proprietari e di controllo reciproco tra banche e imprese che avevano caratterizzato gli scandali finanziari degli anni precedenti. I cosiddetti salvataggi furono eliminati dalla sfera di competenza della Banca d’Italia che si dedicò allo sviluppo del credito e della moneta. In questo senso, negli anni recenti, possiamo dire che non appena si sono allentante certe misure nei confronti delle banche sono ricomparsi gli stessi problemi del ’33”.

Baratta ha poi rievocato gli anni gloriosi della Cassa del Mezzogiorno (“la prima parte della storia” ha precisato), le tensioni per lo sviluppo di un meridione devastato dalla guerra, l’eccessiva offerta di manodopera agricola da riqualificare, la mancanza di infrastrutture: “Allora si ebbe il coraggio di agire in grande e si decise che lo sviluppo industriale del meridione doveva maturare con il supporto di iniziative risolute: così venne stabilito lo spostamento di una certa capacità produttiva del paese nel sud”.  Un’azione clamorosa resa possibile dalla qualità della programmazione e dal senso di responsabilità di chi dirigeva quegli enti, “del tutto assente nella seconda parte della storia della Cassa del Mezzogiorno, ed ancora oggi, quando per esempio si parla di giovani e lavoro”.

Paolo Baratta infatti ha sottolineato gli allarmanti dati economici sulla Capitanata illustrati dal presidente della Camera di Commercio di Foggia, Fabio Porreca, in modo particolare per quelli relativi alla disoccupazione e cessazione d’impresa giovanile: “Il messaggio da lanciare – ha detto il presidente della Biennale – è di conoscere bene i fenomeni, valutare, verificare e informarsi su cosa si sta facendo per i giovani nel mondo, quello che funziona e che non funziona. Andare dove le cose accadono.  Le giovani generazioni trovano sostegno nell’istituzione familiare ma non trovano nelle istituzioni e nell’industria occasioni per il loro cimento”.

Nel corso del suo intervento, intitolato “Foggia, lo sviluppo possibile”, il presidente Fabio Porreca ha analizzato i dati dell’osservatorio della Camera di Commercio, una fotografia della realtà economica della Capitanata che, al netto del saldo positivo di alcuni settori, certifica una complessiva deindustrializzazione del territorio che negli ultimi anni ha assistito al dissolversi di interi comparti produttivi. All’incremento delle imprese femminili fa da contraltare l’enorme calo di imprese giovanili, mentre la percentuale di disoccupazione rimane attestata ben oltre la media nazionale. Turismo e agroalimentare reggono ma in termini di quote di mercato la “fetta”, per la Capitanata, sembra ridursi sempre di più. Per Porreca, a frenare le potenzialità di sviluppo sono ben note questioni irrisolte: sicurezza, infrastrutture, capacità di attrarre investimenti e di aggredire i mercati stranieri, accesso al credito e burocrazia. “Anche se l’ostacolo più grande – ha concluso il presidente – è l’inadeguatezza della classe dirigente, che è stata capace di perdere quasi tutte le occasioni che si sono presentate negli ultimi anni. Speriamo di arrivare più preparati all’appuntamento con i nuovi Fondi Strutturali di prossima attivazione”.

Durante la cerimonia di conferimento del Premio Menichella, ha preso la parola anche il direttore della filiale di Foggia della Banca d’Italia, Maurizio Mincuzzi, il quale ha ricordato la figura dell’economista biccarese, “un uomo che aveva una capacità di comprensione dei problemi superiore a chiunque, un’abilità che resterà insuperabile per molto tempo”.

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