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Omaggio a “Taxi Driver”, la mostra di Gianni Pitta in Ateneo

A quarant'anni dall'uscita di uno dei film più popolari al mondo, il pittore lucerino Gianni Pitta riserva un personale omaggio a Taxi Driver di Martin Scorsese

A quarant’anni dall’uscita di uno dei film più popolari al mondo, il pittore lucerino Gianni Pitta riserva un personale omaggio a Taxi Driver di Martin Scorsese (1976); la pellicola che, subito dopo il Il Padrino – Parte II, consegnò al mondo il talento di un’icona del cinema di tutti i tempi: Robert De Niro. La sua mostra – da lunedì 26 settembre al 30 dicembre, allestita come tutte quelle che l’hanno preceduta nel corridoio del Rettorato, quinto piano di Palazzo Ateneo in via Gramsci 89/91 a Foggia – ospita una galleria di personaggi e di inquietudini che idealmente rappresentano le vicissitudini umane e i destini delle persone che Travis Bickle (il protagonista del film, interpretato appunto da Robert De Niro) raccoglie a bordo del suo taxi notturno.
L’artista propone sperimentazioni e combinazioni materiche molto forti, rielaborazioni della incomunicabilità, della denuncia sociale, della alienazione da veterano di guerra e della profonda solitudine che sono alla base del film. «Ma le mie non sono emarginazioni – spiega l’artista Gianni Pitta – sono rivisitazioni pittoriche, interpretazioni personali del concetto di disagio. Ansie, paure, angosce, semplici fibrillazioni espresse attraverso facce e corpi, attraverso racconti spesso surreali come quelli che Travis raccoglie dal posto di guida del suo taxi: osservatorio privilegiato della varia umanità di New York degli anni Settanta, se non fosse che il primo esempio di questa deformazione è proprio il protagonista del film. Mi sento molto attratto da questi temi, per questo credo che l’omaggio a Taxi Driver sia molto appropriato: mi sento molto attratto perché mi piace analizzare lo stato d’animo delle persone, scomporlo attraverso i miei lavori che si prestano molto a questo genere di interpretazioni senza dubbio soggettive e personali. Molto spesso ho dipinto le fobie di New York, ma facendolo mi sono accorto di aver dipinto in realtà le paure del mondo. Forse perché New York è la città che riassume tutte le città del mondo»

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