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Melfi, l’esoscheletro della FCA divide tra favorevoli e contrari

Polemiche per l'esoscheletro che aiuta a sollevare pesi fino a 15 chilogrammi indossato dagli operai FCA a Melfi; Unione Sindacale di Base e M5S: "lesivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori", ma l'azienda risponde: "riduce lo sforzo muscolare degli operatori"

Polemiche per la sperimentazione di un progetto della Fiat Chrysler Automobiles mirato al miglioramento tecnologico nel final assembly: una decina di operai indossano un esoscheletro passivo con attuatore potenziato, una struttura in forma non antropomorfica che aiuta a sollevare pesi fino a 15 chilogrammi. Unione Sindacale di Base e M5S: “lesivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori”, ma l’azienda risponde: “riduce lo sforzo muscolare degli operatori”.

È accaduto nello stabilimento Sata di Melfi, dove sono impiegati anche molti dipendenti provenienti da Foggia e provincia. La decisione della Fiat Chrysler Automobiles punta al miglioramento tecnologico nel final assembly ma le spiegazioni dell’azienda non sono bastate a placare i malumori sollevati dagli “operai robotizzati”.

Unione Sindacale di Base: “Inaccettabile che un lavoratore debba indossare una sorta di robot”

“L’Unione Sindacale di Base di stabilimento è assolutamente contraria a questo esperimento forviante e innaturale messo in atto nello stabilimento lucano. È inaccettabile l’idea tanto invasiva per cui un lavoratore pur di sopportare i carichi di una postazione evidentemente insostenibile debba indossare una sorta di robot. Sono ormai anni che denunciamo e lottiamo contro postazioni al limite della resistenza fisica, postazioni che nel tempo hanno creato patologie importanti a coloro che le hanno dovute subire. Oggi scopriamo che l’azienda anziché risolvere a monte il problema, ripristinando ritmi e postazioni idonee ad una sana vita lavorativa, ha deciso di avvalersi di supporti ancor più nocivi (sia fisicamente che psicologicamente). È veramente disarmante la politica aziendale mirata esclusivamente a risultati di produzione, disposta a trasformare persone in carne ossa e dignità in cyber-lavoratori. Quanto più la tecnologia fa passi avanti tanto più l’uomo sarà obbligato dal sistema capitalistico ad adattarsi ad esso, forse è arrivato il momento di fermarsi e rimettere al centro della condizione sociale l’uomo e la sua dignità, facendo sì che le scoperte in questo campo servano a migliorare la qualità della vita e non a plasmare prototipi al servizio dei padroni. Siamo sicuri che quanto sta accadendo in azienda non vada assolutamente sottovalutato, creare un precedente di questa natura potrebbe portare da qui a poco a nuove forme, ancora più invasive, di adattamento dell’uomo alle esigenze di produzione (non ci stupiremmo se per risolvere problemi fisiologici che potrebbero rallentare il lavoro a qualcuno venga in mente qualche sorta di catetere permanente). Inoltre crediamo che tutti i sindacati e le RLS presenti in azienda debbano dare dei chiarimenti ai lavoratori rispetto al fatto che fino ad oggi non siano intervenuti a tutelare la salute e la dignità degli stessi” – scrive in una nota l’Unione Sindacale di Base.

FCA WCM - Exoskeleton
Un operaio a lavoro supportato da un esoscheletro, crediti: World Class Manufacturing | FCA Group

MS5: “Lesivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori”

“Come riportato da una nota dall’Unione Sindacale di Base alla Fca di Melfi ‘da qualche tempo si sta sperimentando un nuovo modello di lavoratore 4.0, alcuni addetti alla produzione svolgono mansioni su postazioni di lavoro con addosso supporti  meccanici (esoscheletri)’. Nonostante si lotti da anni contro postazioni al limite della resistenza fisica, postazioni che nel tempo hanno creato patologie importanti a coloro che le hanno dovute subire, l’azienda anziché risolvere a monte il problema, ripristinando ritmi e postazioni idonee ad una sana vita lavorativa, ha deciso di avvalersi di questi supporti tecnologici per aumentare la produttività. Siamo quindi di fronte agli schiavi del futuro? Le innovazioni tecnologiche devono (l’imperativo è d’obbligo) portare a una migliore condizione lavorativa, sociale e psicofisica. Utilizzare strumentazioni solo allo scopo di generare più profitti è lesivo nei confronti delle lavoratici e dei lavoratori, perché l’azienda pone sempre in secondo piano le condizioni psicofisiche. Purtroppo con l’introduzione Jobs Act le lavoratrici e i lavoratori sono diventate vera e propria ‘carne da macello’ nel tritacarne di un mercato globalizzato nel quale poche multinazionali, come FCA, competono, tagliando unicamente i costi e i diritti del lavoro, delocalizzando, e facendo un drammatico “dumping” sociale. Se non si cambia radicalmente il paradigma ovvero il modello di sviluppo, se non si torna veramente a investire e puntare sulla ricerca, sull’innovazione e sulla qualità dei prodotti, i lavoratori e i sindacati avranno ben  poco contrattare. Allora dobbiamo chiederci quanto è pesante la nuova condizione di lavoro? Possiamo ragionare su una riduzione dell’orario di lavoro, grazie al surplus tecnologico, mantenendo lo stesso livello retributivo? La posizione del Movimento 5 Stelle è sempre stata favorevole alle nuove idee e tecnologie ma non a scapito della salute e della qualità della vita, l’Industria 4.0 deve migliorare la qualità della vita non creare nuove forme di schiavitù” – scrive in una nota Gianni Leggieri, Portavoce M5S Regione Basilicata.

FCA WCM - Exoskeleton
Un operaio a lavoro supportato da un esoscheletro, crediti: World Class Manufacturing | FCA Group

Fiom: “L’azienda avrebbe dovuto prima contrattare con i lavoratori”

C’è chi invece – tra i sindacati – ha accolto con favore la novità dell’esoscheletro, che si basa sulla interazione fra uomo e robot: “L’esoscheletro è stato fornito in dotazione soltanto a poche unità, nelle postazioni più critiche dello stabilimento. Il dispositivo rende il lavoro meno pesante, accompagna i muscoli in determinati movimenti. Per ora si tratta di uno strumento molto costoso e sperimentato in via eccezionale fra pochi operai. Bisognerebbe estenderlo, a mio avviso, ad un numero maggiore di lavoratori” – dice Marco Lomio, segretario regionale della Uilm.

E poi ancora: “Non bisogna avere paura delle innovazioni tecnologiche” – afferma Gerardo Evangelista, segretario lucano della Fim-Cisl. “La nostra non è una posizione di netta contrarietà, ma l’azienda avrebbe dovuto prima contrattare con i lavoratori l’avvio della sperimentazione” – dice Roberto D’Andrea, segretario regionale Fiom.

FCA WCM - Exoskeleton
Un operaio a lavoro supportato da un esoscheletro, crediti: World Class Manufacturing | FCA Group

FCA risponde: “riduce lo sforzo muscolare degli operatori”

“FCA è la prima azienda a incorporare la tecnologia degli esoscheletri nel processo produttivo. Siamo partiti dall’America Latina, esoscheletri sono in uso nelle linee di assemblaggio del Polo Automotive di Betim (Minas Gerais, Brasile) e degli stabilimenti di Campo Largo (Paraná, Brasile) e Córdoba (Argentina), allo scopo di ridurre lo sforzo muscolare e migliorare le condizioni ergonomiche degli operatori: è leggero e facilmente adattabile ed accompagna i movimenti di chi lo usa in completa sincronia. L’esoscheletro si aggiunge a numerose altre tecnologie che migliorano le condizioni ergonomiche dell’operatore, come ganci rotanti, bracci meccanici, strumenti per intagliare e molto altro ancora. L’acquisizione e messa in opera di questo equipaggiamento fa parte della strategia di investimento Industria 4.0″ – spiega in una nota l’azienda.

Esoscheletri Comau
Esoscheletri Comau, crediti: industriaitaliana.it

Gli esoscheletri impiegati dalla FCA sono prodotti dalla Comau: “Comau è leader globale in soluzioni avanzate per l’automazione industriale che integrano prodotti, tecnologie e servizi per aiutare le aziende di tutte le dimensioni ad aumentare l’efficienza dei loro impianti diminuendo le spese e aumentando i profitti. La competenza dell’azienda è frutto di oltre quarant’anni di provata esperienza nel settore e di un solido network internazionale che si estende su 17 paesi e che comprende 35 sedi, 15 stabilimenti produttivi, 5 centri di ricerca e oltre 9.000 dipendenti. Fortemente improntata all’innovazione, Comau è impegnata in modo costante nello sviluppo di nuove capacità e competenze attraverso programmi di formazione per gruppi e singoli individui, iniziativa che rientra nell’ottica della sua visione di automazione aperta. Comau guida il futuro dell’automazione industriale realizzando soluzioni ‘lean’ e sostenibili. I suoi prodotti modulari, flessibili e altamente configurabili possono essere personalizzati per soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. Grazie a uno sviluppo costante di prodotti e servizi, Comau è in grado di supportare il cliente in ogni fase: dalla progettazione, realizzazione e installazione di impianti fino all’avviamento della produzione e alla fornitura di servizi di manutenzione. Comau vanta un’offerta completa che include soluzioni per la saldatura e l’assemblaggio, lavorazioni powertrain, sistemi di produzione robotizzati e servizi di manutenzione” – fa sapere l’azienda in una nota.

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