Home»Cultura e territorio»Il foggiano Silvio Siliberti vola a Los Angeles: l’intervista a cura di Nico Baratta

Il foggiano Silvio Siliberti vola a Los Angeles: l’intervista a cura di Nico Baratta

È volato a Los Angeles, negli States, per ricevere ufficialmente, con altri pochissimi allievi, il mandato di erede del grande Bruce Lee. Stiamo parlando di Silvano Siliberti, per gli amici Silvio, maestro del  Jun Fan Jeet Kune Do (nome originale del Jeet Kune Do), l’arte marziale inventata dall’indimenticabile e inimitabile Bruce Lee.  Per chi non ancora conosce questa nobile arte, il Jeet Kune Do (da qui anche jkd, ndr.), è una disciplina praticata a mani nude. Pertanto, ci fa sapere Silvio, «Se si vedono in giro persone con armi di qualsiasi tipo che dicono di praticare original jkd, mentono. Il jkd si pratica solo con le mani e senza alcun tipo di oggetto. Difatti –continua il Maestro Siliberti- per tutte le arti marziali cinesi facenti parte del Kung Fu (applicazione delle discipline per ottenere abilità) e Wu Shu (arte della guerra) si adoperano le mani nude o le armi per difendere la propria vita o quella degli altri, mentre per il jkd no; Il suo approccio è semplice, diretto e non classico (dove per “classico” intendiamo quegli stili marziali che si muovono per schemi meccanici prestabiliti che non permettono la fluidità dell’individuo). Il jkd non ha forma, si basa su principi scientifici universalmente validi che il combattente adopera per fluire come l’acqua e colpire con tempismo fulmineo e potenza devastante. Tuttavia non bisogna dimenticare che il jkd è altresì  una filosofia, un pensiero –conclude Silvio-».

Abbiamo incontrato il Maestro Silvio, appena ritornato dagli USA, e gli abbiamo chiesto di descriverci la sua esperienza. Alcune domande, anche perché già ci aveva onorato con le sue risposte, concedendoci cordialmente tempo, comunicandoci informazioni e simpaticamente facendosi conoscere fin dai suoi albori atletici. Tutto è riportato nell’intervista “Il Jeet Kune Do a Foggia passando da Bruce Lee a Silvano Siliberti”, pubblicato nel 2014, a novembre.

D: Bentornato Maestro. Ci può raccontare com’è andato lo stage statunitense e cosa ha imparato in più a quello che già sa, che insegna e promuove?

R: «Grazie per la calorosa accoglienza che sempre Foggia mi conferisce. Il 10 di aprile (del 2018, nda.) mi sono recato a Los Angeles, più precisamente presso Atascadero, una cittadina della California nella contea di San Luis Obispo, negli Stati Uniti d’America. Lì ho partecipato, su invito dell’organizzatore, a un importante incontro per le arti marziali, organizzato dal Maestro Tommy Gong, allievo del compianto maestro Ted Wong, l’allievo e  amico del grande e unico  di Bruce Lee.  Il Maestro Gong è il responsabile della Bruce Lee Foundation, l’organo ufficiale che si occupa del lascito di Bruce Lee ed è presieduto dalla famiglia Lee, Lenda Lee e Shannon Lee (rispettivamente moglie e figlia di Bruce ). L’altro organizzatore dell’ evento è il Maestro Peter Chin, allievo di prima generazione e intimo amico di Bruce Lee. Lo scopo di questo corso era di titolare alcuni maestri di Jeet Kune Do provenienti da varie parti d’Europa e dagli USA, per avviare un piano di studi con l’intenzione di formare un nuovo gruppo d’istruttori di seconda generazione. Preciso che per “seconda generazione” intendo quella subito dopo i diretti allievi di Bruce Lee, come appunto i Maestri Ted Wong, Peter Chin, Inosanto, Daniel Lee ed Allen Joe che ci ha lasciato proprio in questi giorni dopo aver ricevuto una maglietta autografata dai partecipanti all’evento di Atascadero, recapitatagli proprio dal maestro Tommy Gong. In verità pensavamo che Allen Joe potesse riprendersi, ma….».

D: Apprendiamo da Lei, ora, della scomparsa di Allen Joe. Dai toni la vediamo molto provato e comprendiamo il suo stato d’anima. Lei ha detto che è stato invitato. C’è stata una selezione a priori o su altre basi?

R: «Sì. Sono molto provato per la scomparsa di Allen Joe, come lo è chi lo ha conosciuto, chi è stato suo allievo. Tutto il mondo jkd lo piange. Ma dobbiamo andare avanti, col ricordo di ciò che ci ha lasciato, applicando i suoi insegnamenti. Lo stage era solo per chi dai Maestri Gong e Chin precedentemente è stato selezionato durante un seminario internazionale svolto in Italia, precisamente a  Venezia durante lo scorso anno. Qui son stati scelti anche alcuni maestri del settore, tra i quali, oltre a me, solo un altro italiano che fu allievo come me di Ted Wong negli anni novanta, Andrea Torres, e alcuni provenienti dalla Germania, dalla Francia e dalla Repubblica Ceca».

D: Beh…, una bella soddisfazione per lei e per l’Italia, considerando che a Los Angeles erano presenti solo due italiani.

R: «Certo. Infatti, nella storia del jkd non si era mai verificato un evento simile, essere allievo di un allievo di prima generazione, come Peter Chin. Posso affermare da esperto che la qualità del seminario è stata elevata; basti pensare che il corso, concluso con i dovuti e granitici esami, si è svolto con orari da del tipo “boot camp”, quelli cui sono sottoposti i Marines, la celeberrima e blasonata “Fanteria anfibia di Marina” delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America».

D: Accipicchia, ce la può descrivere?

R: «Con piacere. Ogni mattina sveglia alle ore 06. Toilette e vestizione, colazione, raggruppamento e via. Ore 08, inizio delle ostilità, per terminarle dopo le ore 21.  La giornata delle “ostilità” era costituita da ore di lavoro fisico e di studio teorico, di continuo, con pochi riposi dettati da brevissimi tempi di recupero. A dar man forte alla specializzazione dei partecipanti sono stati chiamati preparatori professionisti della scena sportiva americana, come per esempio il famoso coach Tim Adams ed altri professionisti di spicco, con i quali si è affrontato il lavoro fisico in maniera scientifica e professionale. Come vedete non eravamo solo impegnati ad affinare le tecniche delle arti marziali, anche di quelle delle scienze motorie, tra l’altro già presenti nel mio curricula come preparatore atletico e personal trainer riconosciuto dal Coni e con la qualifica europea e britannica».

D: Maestro ma tutto questo stress non incideva sul piano psicologico, giacché è cosa nota che finanche i Marines spesso cedono o non riescono a trasformare le parole in fatti?

R: «Cedere? A uno stage unico e così importante? Mai! Ironia a parte, durante le lezioni eravamo seguiti da esperti in particolare della comunicazione, che hanno messo a dura prova il nostro metodo d’insegnamento, vagliando le nostre capacità in aula. Insomma un vero Master in Jeet Kune Do, che ha prodotto istruttori di seconda generazione, discendenti di Bruce Lee nella pratica sportiva e i suoi insegnamenti. Posso dire con soddisfazione, e sano orgoglio, che il master ci ha fatto conseguire un lineage invidiabile, che innalza la qualità del jkd in Europa, fornendo linee guida che noi allievi di Peter Chin e Tommy Gong possiamo dare a tutti gli istruttori del settore. Insomma, abbiamo un pedigree invidiabile talmente prezioso quanto utile per chi vorrà apprendere il vero jkd, non quello scopiazzato e “insegnato” in alcune palestre».

D: Jeet Kune Do, come ci ha detto è un settore spesso scopiazzato da altri istruttori di altre discipline di arti marziali o improvvisati, e purtroppo insegnato non nel modo più corretto. A Foggia, facendo una ricerca tra alcuni atleti multidisciplinari di arti marziali, ci è stato detto che qualcuno lo insegna. Confrontando quello che lei fa e insegna, ci pare che gli altri non rispettano il dogma del vero jkd. Ci sbagliamo? O da inesperti abbiamo confuso?

R: «Ha detto bene: alcuni a Foggia, ma anche in ambito nazionale non rispettano e non insegnano jkd, arrogandosi titoli che non hanno, senza alcun riconoscimento formale, finanche federale. Io sono un tecnico nazionale ASI-CONI, ma in giro ci sono persone che non hanno alcun certificato o titolo valido a norma di legge e sono ospitati ad insegnare in palestre, evidentemente gestite da persone poco corrette come loro, visto che vendere menzogne ai propri iscritti è disonesto e pericoloso. Purtroppo il jkd è un settore pieno di confusione, dove gente di pochi scrupoli spesso vende di tutto per jkd o vende un pessimo jkd. Ora, con questo nostro passo in avanti nella specializzazione, si spera di riuscire a portare un po’ di chiarezza e stabilità, ponendo man mano fine a questo “mercato” dell’arte marziale, che in verità la rovina e ne infanga i fini e la memoria del fondatore, che ricordo per l’ennesima volta, era Bruce Jun Fan Lee, al secolo Bruce Lee, nato a San Francisco il 27 Novembre 1940, morto ad Hong Kong il 20 Luglio del 1973, unico padre Jeet Kune Do.

D: Ha in mano un documento ufficiale rilasciato dai massimi esperti mondiali del jkd, pertanto abilitato al suo corretto insegnamento. È ovvio che ci sia emozione, ma anche responsabilità. Che può dirci in merito al suo futuro e a chi si avvicinerà a lei per formarsi, educarsi, essere istruito?

R: «Sono stato onorato di ricevere dalle mani dei due maestri una qualifica così prestigiosa che mi porta al top dell’ insegnamento marziale, pur essendo, come le ho già detto,  io riconosciuto dal CONI come Sifu (Shifu letteralmente tradotto dal cinese) “Maestro di ultimo grado”. Da iscritto in un albo come “tecnico nazionale” ritengo questo passo della mia formazione marziale come la ciliegina su una bella torta sviluppata in più 20 anni di lavoro. Umilmente mi sento orgoglioso di rappresentare la mia nazione e la mia città, Foggia appunto, che per noi ha bisogno come l’ossigeno di cultura e novità positive. Sono sempre convinto che le discipline sportive e in particolare quelle marziali possano essere usate in maniera vincente sui giovani, perché portano avanti proprio quei valori che vengono a mancare nella nostra società, come lo spirito di sacrificio, la predisposizione e comprensione verso il prossimo, lo spirito di gruppo e di appartenenza alla società, il rispetto, l’onore e il decoro di ciò che ci appartiene, pubblico e privato. A chi vuole avvicinarsi al jkd dico solo di farlo con umiltà, consapevoli che si tratta di una disciplina di vita; il jkd non è solo calci e pugni».

D: Una domanda, forse scomoda, tuttavia va fatta, alla luce di ciò che accade oggi a Foggia. Perché ha smesso di insegnare il jkd a Foggia?

R: «Allora, a Foggia e provincia ho insegnato il Jeet Kune Do fino a quando ho potuto prima di trasferirmi per un periodo in Gran Bretagna dove ho aperto una scuola. Il progetto sportivo-educativo a Foggia non andava bene perché le arti marziali hanno bisogno di palestre dedicate a esse e non di centri alla “moda” dove si cerca di arruffianarsi il cliente di turno (Silvio lo afferma con un sottile sorriso sarcastico, nda.). Io non ho clienti, ho allievi o studenti. Io non insegno come mestiere per vivere, nella vita come lavoro mi occupo di sicurezza. Il jkd è una passione, quindi chi viene da me ad imparare viene a prendere anche una parte di me. Sia molto chiaro, non mi svendo per denaro! Vede, a Foggia Il problema sono le strutture sportive del settore che mancano; laddove ci sono o sono private, perciò gestite da imprenditori, o pubbliche, ma conferite a istruttori amici con il beneplacito dei conferenti, non mi è stato possibile farlo. Il motivo è ovvio: rompo degli equilibri che da decenni mantengono attive realtà sportive gestite sempre dalle stesse persone. Il resto lo dedurrete da soli».

D: Un’amara realtà, quella delle strutture sportive foggiane in tutte le sue discipline, che purtroppo discrimina e spesso allontana chi ha davvero voglia di far sport nella sua filosofia più nobile, come per esempio rispetto delle regole e delle persone e degli avversari, aggregare, insegnare, formare, responsabilizzare, far gruppo, etc…

R: «Ha detto bene. Ma tengo duro, e con me chi ha voglia di far rinascere Foggia, almeno per le discipline che mi competono, che ripeto, sono “affollate” da “avventurieri maestri del nulla”, che conosco e mai smetterò di smentirli sul campo e nei loro post e fotografie pubblicate sui social, che purtroppo attraggono decine e decine di giovani ignari e pronti a tirar calci e pugni a chicchessia, e a riempire le loro tasche ».

D: Chi vuol ringraziare per questo ennesimo riconoscimento?

R: «Ringrazio il mio ente di promozione sportiva l’ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane – Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI- nelle persone di Walter Russo, consigliere Nazionale, Umberto Candela, Direttore Tecnico Nazionale, entrambi perle e fiori all’ occhiello della nostra Foggia sportiva».

D: Per terminare, ringraziandola della gentile e sempre piacevole disponibilità, Maestro Silvio, giacché per il momento non ha una struttura dove insegnare la sua arte del jkd, cosa consiglia a chi si vuol avvicinare a questa disciplina, semmai informandosi, consultando siti web e libri?

R: «Innanzitutto ringrazio Voi delle redazioni che vorranno pubblicare questa intervista, il giornalista che mi ha intervistato, che è un caro amico di vecchia data (che da professionista deontologicamente mi ha dato del lei, che apprezzo, ma con Nico rimane sempre il tu. Ci conosciamo da oltre vent’anni. Iniziammo a fare sport insieme, entrambi con l’atletica leggera: io con il giavellotto, lui con il mezzofondo). Consigli? Semplicemente, e anche dopo di quando avrò la possibilità di insegnare il Jeet Kune Do, di consultare la pagina “jkdproject” su facebook dove potete chiedere informazioni e vi risponderò io stesso. Consiglio anche di leggere uno dei due migliori libri mai scritti sul jkd: “Bruce Lee the evolution of a martial artist” edito dalla “Bruce Lee Foundation”, dove il Maestro Tommy Gong è l’autore».

Grazie Maestro Silvano Siliberti. Grazie Silvio, amico mio.

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