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Il colera a Foggia e il Lazzaretto

Torna l'interessante rubrica a cura di Ettore Braglia

Furono migliaia le vittime mietute, fra il 1910 e il 1913, dal morbo del colera che colpì Foggia ed i paesi limitrofi.

Questo morbo non va confuso con la “spagnola”, una pandemia influenzale che, tra l’ottobre del 1918 e l’aprile del 1919, uccise 375.000 persone solo in Italia.

Il colera attecchì, si diffuse ed oppose “resistenza” soprattutto a causa delle condizioni igieniche e sanitarie che in città, all’epoca, erano allo stato primordiale.

La mancanza di acqua e la sporcizia da una parte, la miseria e l’ignoranza dall’altra, costituivano un ideale brodo di coltura del morbo.

Nell’occasione, di grande aiuto fu l’infaticabile opera svolta a favore dei colerosi da parte dei medici ed infermieri del Corpo Volontario della Croce Verde, istituzione che prestava assistenza e primo soccorso a livello cittadino, con sede in via Arpi, poi soppressa negli ultimi anni del ventennio fascista.

Ma va ricordata anche l’opera gratuita svolta in favore degli ammalati da medici come l’On. Castellini, illustre chimico e rappresentante di Foggia alla Camera, così come del dottor Francesco Manolla, che in materia di lotta la colera si era già prodigato nella precedente epidemia del 1884.

Ma anche l’Amministrazione Civica dell’epoca non restò inerme.

La discussione sul “colera”, nella seduta del Consiglio comunale del 18 agosto 1910 (Sindaco Emilio Perrone) portò all’aumento del numero degli spazzini, e di quello dei carri per la raccolta del letame e delle acque luride, ad iniziative per conferenze popolari al fine di illustrare e diffondere le norme di igiene, oltre alla decisione per la costruzione di un lazzaretto.

Per quest’ultima esigenza furono impegnate lire 3.000, successivamente integrate di altre 1.300 lire.

L’opera, “il lazzaretto”, sorse “fuori mano”, oltre la Chiesa delle Croci, sull’area dove attualmente vi è l’insediamento abitativo del popoloso quartiere “Candelaro – Ina-Casa”.

Il lazzaretto venne demolito in epoca successiva alla fine della Prima Guerra Mondiale.

Al sindaco dell’epoca, Senatore Emilio Perrone, venne concessa dal governo nazionale la medaglia d’oro di benemerito alla salute pubblica, in riconoscimento dell’opera svolta da lui e dall’amministrazione da lui retta a favore dei colpiti dal colera e degli orfani numerosi rimasti senza assistenza

A cura di Ettore Braglia

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