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“Fronn’ e limone”. (Foglie di Limone)

Ritorna la nostra rubrica sulle storie foggiane. A cura di Ettore Braglia

Un canto lento, petulante, spesso accompagnato dallo strimpellare di una rauca chitarra, nella profondità della notte, disturbava il sonno dei pacifici abitanti di “piazza delle prigioni”.

Tra le frasi di omaggio alla persona amata, erano intercalate parole del gergo camorrista, note soltanto ad alcuni internati delle carceri.

Spesso queste serenate si svolgevano nei malfamati rioni del Carmine e dell’Aquila, dove fino all’emanazione della legge Crispi vivevano, appartate le donne di malcostume.

“ Fronn e limone” era la conosciutissima canzone dei lupanari, esaltatrice della sfarziglia (coltello a serramanico, dalla lama fissa e taglientissima) che ogni affiliato alla malavita portava addosso, gelosamente nascosto.

Malavita pugliese, camorra napoletana, mafia siciliana, tre tristi organizzazioni che hanno tormentato il nostro Mezzogiorno! Agglomerati di delinquenti a carattere regionale, rafforzati o costituiti, come la “ malavita” dopo il brigantaggio e che in Capitanata aveva numerosi proseliti nei popolosi centri di Cerignola, San Severo, Foggia e nel barese in quelli di Andria, Bari, Barletta, Canosa, Corato, Minervino.

Aspetto bieco, molti del quale con cicatrici sulla faccia …. dal fazzoletto di seta annodato al collo, dai pantaloni stretti al ginocchio e a campana sulle scarpe.

Questi esseri spregevoli attingevano i mezzi di vita dallo sfruttamento delle donne, dal furto e dai ricatti …

Posti preferiti dei loro duelli al coltello….erano il colle dell’Aquila, oppure una radura nei pressi del boschetto della villa comunale.

Di sera, negli ultimi anni del passato secolo, avventurarsi in certe strade periferiche, quelle quali del rione del Carmine, via Orientale, alle spalle della Chiesa delle Grazie, per il piano delle fosse, era veramente preoccupante.

Data la situazione, e le continue preghiere e proteste inviate dalla cittadinanza al Governo:

“Nel ’95 o ’96, arrivò il liberatore, nella persona del maresciallo di P.S. D’Alessandro, il quale ebbe l’abilità di far piazza pulita di questa marmaglia”

Il D’Alessandro compilò un elenco di otre 500 “affiliati della Capitanata” sulla scorta del quale, poi, in meno di ventiquattro ore cinquecento manigoldi passarono alle carceri.

A cura di Ettore Braglia

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