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Foggia: Una bellezza da riscoprire

Inizia oggi un percorso ideale attraverso i vicoli, i borghi, le piazze e i quartieri della nostra città. Grazie al racconto di chi quotidianamente vive al servizio del territorio, cercheremo di analizzarne i punti di forza e di contrasto: il disagio giovanile e familiare, le condizioni economiche e di vita, la dimensione di fede. Un viaggio alla riscoperta della bellezza di “casa nostra”.

Cuore pulsante della città o museo a cielo aperto? Luogo di ritrovo della movida foggiana o “salotto cortese”? Il nostro itinerario parte dal Centro Storico che ci viene raccontato da don Rocco Scotellaro, Parroco – Moderatore della Comunità Pastorale Foggia Centro e delle parrocchie della B.M.V. Assunta in Cielo – Cattedrale, San Tommaso Apostolo, San Francesco Saverio e Santo Stefano.

Don Rocco, partiamo da lontano. In quale ambiente è germogliata la sua fede e la sua vocazione di sacerdote? C’è stato qualche episodio particolare che ha contribuito a questa sua scelta?

“La mia vocazione è esplosa quando ho incontrato un sacerdote, all’epoca seminarista, che faceva parte di un movimento cattolico. Il suo esempio è stato per me mirabile, oltre all’aiuto e alla guida del mio parroco”.

Da quanti anni è parroco della Cattedrale?

“Da quattro anni”.

Elenchi alcuni aspetti positivi di questa comunità pastorale.

“Un primo elemento è l’unità che si è creata tra noi sacerdoti chiamati a guidare questa realtà. E’ fondamentale e bella, si è formata una grande comunione tra noi. Inoltre un ulteriore aspetto che voglio sottolineare è la possibilità costante di avere tra noi l’Arcivescovo in quanto qui si trova la sua Cattedra”.

Qual è la situazione del territorio che circonda la comunità pastorale?

“E’ una zona molto vecchia, anche anagraficamente parlando, infatti non ci sono molti battesimi – quelli per lo più sono richiesti da persone che vengono da altre realtà o addirittura da fuori città, in particolare da residenti nel nord Italia ma che hanno ancora alcuni familiari, le loro radici, qui al sud. Da un punto di vista economico è certamente la zona più povera della città, con case costruite subito dopo il secondo conflitto mondiale e i bombardamenti che devastarono Foggia, e casi rari di elevata ricchezza. Tuttavia è ricca di bellezze architettoniche, monumenti ed opere d’arte oltre che di edifici e chiese con secoli di storia alle spalle. Un problema che attualmente riscontro, con gli abitanti della zona, è la movida caotica che soprattutto nei weekend affolla le strade e i vicoli limitrofi alla Cattedrale. Infatti dopo la regolare chiusura delle attività commerciali affollate in particolare da giovani (come pub, cicchetterie e bar) resta, per tutta la notte, il problema degli schiamazzi che rischiano di deturpare non solo il riposo serale, ma anche i luoghi adiacenti la piazzetta. Credo che il centro storico e la sua piazza principale debbano essere piuttosto il salotto della città dove è possibile fare una passeggiata, una chiacchierata e dove giovani e meno giovani possano incontrarsi proprio alla luce di quella storicità e sacralità che i monumenti e le chiese presenti vogliono testimoniarci”.

Quali sfide crede di dover affrontare per il prossimo futuro?

“Non credo ci siano sfide a lungo termine, ma piuttosto nel quotidiano!”.

Ha celebrato tanti battesimi, prime comunioni, matrimoni, funerali. Come è cambiata in questi anni la comunità dei fedeli dinanzi ai sacramenti?

“Sicuramente vi è molta superficialità soprattutto rispetto al sacramento del matrimonio, nonostante i corsi di preparazione che si fanno. Ci si basa molto sul fattore estetico – si pensa alla bellezza della Cattedrale o agli addobbi floreali – e poco al significato vero di ciò che si celebra. Consideri che nel 2016 ho celebrato oltre 50 matrimoni!”.

Come lei stesso ha ricordato, la Cattedrale è un po’ la “casa di tutti”, sede della cattedra dell’Arcivescovo e luogo che custodisce il sacro quadro dell’Iconavetere. I foggiani sono legati al culto mariano?

“Sì moltissimo, soprattutto nell’anno giubilare da poco terminato, tra l’altro il quadro della Madonna dei Sette Veli è stato collocato sull’altare maggiore, per facilitarne la devozione dei fedeli. Vi è stato un incremento di pellegrini provenienti anche da altre diocesi e che hanno fatto tappa a Foggia durante l’itinerario di fede che vede come protagonisti i Santuari di San Pio da Pietralcina, San Michele Arcangelo e della Madonna dell’Incoronata. Ciò è stato possibile anche grazie al contributo del sito internet e di alcune valide guide turistiche. In effetti il culto mariano, in particolare dell’Iconavetere, non è un fatto meramente nostrano ma si è di gran lunga allargato”.

Foggia, racchiusa tra mille contraddizioni, ha ancora un potenziale da sfruttare, una bellezza da riscoprire, un cuore vivo da alimentare e opportunità da cogliere. Occorre crederci!

 

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