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Faragola: uno dei parchi archeologici più belli di Puglia

Alla luce della tragedia che ha colpito la il sito archeologico di Faragola, in via del tutto esclusiva vi si presenta uno speciale interamente dedicato alla prestigiosa villa situata ai piedi di Ascoli Satriano.
Che cosa fu la Villa di Faragola? Che cosa è stata in questi anni? E, soprattutto, cosa sarebbe stata per la nostra terra?

Ed è così che si vuole rendere omaggio alla storia dell’arte e all’archeologia pugliese.  

Al seguito dell’incendio che ha devastato il parco archeologico della villa di Faragola, un sito di grande valore storico artistico, cosa ve ne rimane? Solo rovine di rovine di una residenza prestigiosa da sempre ubicata lì nella valle del Carapelle, una posizione strategica, non solo per le sorgenti acquifere, ma anche per il nodo stradale della Via Aurelia Aeclanenesis che passava in quel punto della campagna dell’antica Ausculum collegando la via Appia alla Traiana. Un luogo davvero famoso tanto che fu anche sfondo dello scontro punico fra Pirro e i Romani nel lontano 279 a.C.

Si tratta di uno dei posti del cuore della Puglia e della sua storia, sia per le vicende che colpirono il territorio sia per la rara testimonianza della residenza. La sontuosa villa, di epoca romana tardo antica (IV – VI secolo d.C.) appartenente alla famiglia senatoria degli Scipioni Orfiti, al tempo fu posta su un antecedente insediamento daunio che col trascorrere dei secoli ha raccolto al suo interno altre rilevanti testimonianze postume. Nel complesso, il sito archeologico ha testimoniato un millennio di storia a partire dal periodo che va dall’epoca daunia fino all’Alto Medioevo:

  • Villaggio daunio (VI/V – IV/III a.C. circa),
  • Fattoria romana (I a.C. – II d.C. circa),
  • Prima villa tardoantica (III – metà IV d.C. circa),
  • Seconda villa tardoantica (fine IV – fine VI d.C. circa),
  • Villaggio altomedievale (VII – IX d.C. circa),
  • Uso agricolo (IX – XXI d.C.).

Un tesoro archeologico di non poco conto, considerando anche la sua estensione di 3.000 m2.
I lavori di scavo archeologico, infatti, hanno portato alla luce un esteso insediamento rurale molto articolato: una pavimentazione daunia con ciottoli fluviali decorata con motivi geometrici.
Nel secondo ritrovamento è stata scoperta una cenatio estiva (sala da pranzo regale) adornata da preziosi mosaici policromi in granito rosa e marmi bianchi, oltre una pavimentazione musiva in opus sectile composta da pasta vitrea, un’articolata fontana e un dominante stibadium (divano in muratura per i banchetti aristocratici). La residenza era provvista anche di un prezioso ambiente termale ed uno spazio artigianale, dedicato alla realizzazione dei laterizi: una villa attiva nell’economia e nel commercio agrario già in età tardo antica.
Il terzo impianto, invece, ha presentato strutture murarie in opus incertum (pareti romane dalle pietre irregolari) che rinviavano ad una fattoria tardo repubblicana e di prima età imperiale. Nell’atrio vi era posto un porto decorato con un delicato impianto musivo geometrico e policromo a nodi di Salomone.

Il sito di Faragola è stato segnalato agli inizi degli anni ‘90 per mano dell’Università degli Studi di Bologna, i cui lavori furono susseguiti solo nel 2003 grazie alle prospezioni geofisiche dell’Università degli Studi di Foggia attraverso un gruppo di archeologi locali con a capo la direzione scientifica del Prof. Giuliano Volpe.
Da qui, l’idea di un progetto molto interessante che si è proiettato al futuro del turismo locale tanto da attirare l’attenzione nazionale. Un operato raro nel suo genere: da quel momento partirono fondi, finanziamenti ed opere di restauro grazie al supporto della Regione Puglia, l’Ales (Arte, lavoro e servizi) e il MiBACT (Ministero dei Beni Culturali e delle attività culturali e del turismo).
Qualche anno fa il parco archeologico è stato ufficialmente inaugurato, musealizzato e reso accessibile per la fruizione turistica nella sua interezza. Un polo archeologico come pochi che aveva influito ad avviare la macchina economica del turismo territoriale e della ricerca archeologica attraverso i dipartimenti universitari della provincia di Foggia, e di cui, purtroppo oggi, non vi rimane che fumo e cenere.

 

 

Fonte: Comune di Ascoli Satriano

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