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Erri De Luca alla Biblioteca di Foggia, la presentazione de “La faccia delle nuvole”

In ogni nuova creatura si cercano sempre somiglianze per vedere in lei qualcuno che è già vissuto, ma ogni nuova creatura è sconosciuta, è il futuro, ha la faccia del cielo, delle nuvole. Continua il dialogo tra Miriàm e Iosèf, e continua con la nascita di Ièshu.

Ieri, alle 18:30, nell’Auditorium della Biblioteca Provinciale di Foggia “La Magna Capitana”, lo scrittore napoletano Erri De Luca, con il suo volto segnato dal tempo, dalle parole e dalle battaglie, ha presentato il suo ennesimo capolavoro La faccia delle nuvole, con la simpatia che lo contraddistingue.

Lo scrittore torna a parlare di un argomento a lui molto caro, la sacra famiglia, attualizzandola (la fuga in Egitto sembra alludere ai tragici eventi del Mediterraneo), e lo fa ritrovando un pubblico partecipe, numeroso e caloroso, lo stesso che, un anno fa, aveva accolto e sostenuto La parola contraria, un piccolo libro, nel quale si era difeso dalle accuse di istigazione a delinquere a causa delle sue parole in difesa dei sabotaggi alla Tav, e nel quale aveva difeso la libertà di parola, perché: «La parola spesso non è ascoltata, è ignorata, diffamata. Lo scrittore può dare la parola a chi non è ascoltato, può dare voce a chi non la ha».

Michele Trecca, direttore artistico della libreria Ubik, che ha organizzato questo primo appuntamento della rassegna nazionale del Maggio dei Libri, ha conversato con l’autore toccando temi molto importanti come l’importanza di leggere, il compito dello scrittore, l’importanza della parola, l’essere pronti ad agire e a reagire e, ovviamente, si è parlato a lungo del nuovissimo libro.

La faccia delle nuvole ricorda una pièce teatrale, un dialogo tra Giuseppe/Iosèf, umile falegname del Sud, della Giudea, e Maria/Miriàm, giovane ragazza del Nord, della Galilea, rimasta incinta prima delle nozze e non di lui. La voce del narratore contestualizza la storia e i personaggi, le vicende sono inserite geograficamente nei luoghi canonici che conosciamo tutti, ma la mentalità e le usanze sono quelle del nostro meridione (alcuni pastori parlano in napoletano).

È la storia dell’amore di un padre che supera i limiti dell’umano, che regge l’urto delle leggi e della maldicenza, che crede ad una versione “inverosimile”, così come la definisce l’autore, sulla gravidanza e protegge una donna lasciata in balìa di malelingue e accuse pesanti, come quelle di adulterio, e lo fa per amore, abbraccia quella verità per amore di Maria e di quel bambino che da lì a poco sarebbe nato.

«Credere in amore non è cedere, ma accrescere, aggiungere manciate di fiducia ardente».  Poetico, intimistico, misterioso, attuale, un libro da leggere, al di là della fede.

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