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Eppure un’altra strada c’è

Il prossimo 11 e 12 novembre, presso il Teatro della Polvere sito in via Nicola Parisi 97, andrà in scena un monologo sulla ludopatia ideato, scritto, diretto ed interpretato dal giovane artista foggiano Gregorio Pastore. Ingresso ore 20:30, sipario ore 21:00. Per poter prenotare il biglietto è possibile mandare una mail a info@teatrodellapolvere.it o contattare la pagina Facebook del Teatro della Polvere o il numero 3201582377. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.

Da quanto tempo stai percorrendo la strada del mondo dello spettacolo?

Ho iniziato ad intraprendere questo percorso quando frequentavo il liceo “A. Volta” dove mi sono appassionato. Lì ho seguito dei corsi di teatro. Finita la scuola superiore ho frequentato un laboratorio teatrale, in maniera più sistematica, per quattro anni. Si tratta dell’officina teatrale di Pino Casolaro. Successivamente ho avuto altre esperienze in altre compagnie, per lo più della Capitanata, e così è iniziato il mio percorso. Ho fatto anche dei cortometraggi per partecipare a dei Contest universitari. Insomma mi sono dato da fare con queste prime esperienze.

Come e quando è nato il tuo monologo dal titolo “Eppure un’altra strada c’è”?

E’ nato nell’aprile 2017, subito dopo la mia laurea. Infatti ho conseguito il titolo di dottore in Lettere Moderne discutendo una tesi in Letteratura Teatrale Italiana intitolata: “Goldoni e le opere minori. I mille volti della follia”. Ho avuto modo di analizzare delle particolari manie e follie dei personaggi goldoniani tra cui appunto il gioco d’azzardo. Lo stesso Carlo Goldoni era un accanito giocatore. Parla di gioco d’azzardo in tante opere, una su tutte “Il giocatore” ed è proprio da qui che prende spunto la mia opera, solo che a differenza dell’opera di Goldoni il mio è un monologo.  E’ la storia di Riccardo Fortuna, un giovane ludopatico di 29 anni, che a discapito del nome non è né ricco né fortunato. Vive la sua vita tra una scommessa, un gratta e vinci e una partita a poker, ma non è un disilluso, è piuttosto un uomo rassegnato, o almeno lo è fino a quando un evento importante non cambia le cose. Sono accompagnato in questa avventura da una violinista: Antonella De Santis. Nel mio lavoro di ricerca e di studio ho avuto modo di toccare con mano la realtà del SERT di Foggia, il Centro per le dipendenze patologiche, e ho avuto modo di contattare la dottoressa che si occupa proprio di gioco d’azzardo e ludopatia che mi ha fornito dei testi di un professore, direttore di un centro di cura a Bolzano, il prof. Cesare Guerreschi. Mi sono formato su questi testi, ho avuto modo di conoscere persone che soffrono di questa malattia, ho letto varie storie e in più ho aggiunto parte della mia sensibilità ed esperienza per costruire questo monologo teatrale.

Alla luce di quello che hai potuto studiare ed osservare sul campo, che consigli ti senti di dare ai più giovani che magari sono colpiti anche inconsapevolmente da questa patologia? Perché è di una malattia che stiamo parlando!

Sicuramente è difficile per me dare consigli. Una cosa che ho constatato e scoperto formandomi su questi testi è che il fenomeno del gioco d’azzardo colpisce già in età adolescenziale durante le scuole medie. Il consiglio che posso dare ai ragazzi è che se sentono di avere una propensione per questo tipo di gioco, che tale non è, di parlarne con qualcuno, meglio se più grande come i docenti, i genitori, gli psicologi o psicoterapeuti. Perché è un fenomeno che va bloccato immediatamente. Purtroppo tale patologia è contagiosa, nel senso che chi sta intorno non si ammala di gioco d’azzardo ma si ammala nel vedere soffrire il proprio caro, sperperare tutte le sue risorse, che alcune volte sono recuperate in modo illecito.

Perché chi legge dovrebbe venirti a vedere?

Ci sono tanti motivi. In primis perché farebbe del bene in quanto una piccola parte del ricavato andrà in beneficenza per aiutare una dottoressa ad acquistare del materiale di cui ha bisogno proprio per la cura di questa patologia. Poi perché farebbe del bene ad una giovane realtà culturale come il Teatro della Polvere. Così come farebbe bene a me e la violinista che proviamo a fare questo di mestiere e abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Credo che ci siano quindi validissimi motivi per partecipare. Ovviamente l’obiettivo è anche riflettere su questa tematica. Io non ho la presunzione di voler curare o risolvere questa malattia però secondo me la ludopatia è un problema di cui si parla spesso e certe volte c’è anche una buona comunicazione ma non è mai sufficiente. Questo perché è un fenomeno che viene preso sotto gamba, forse anche dallo Stato stesso, che se da una parte fa campagna pubblicitaria per guarire da questa malattia, dall’altra invita a giocare anche se “responsabilmente”. E su questa cosa ci sarà, a mio parere, un interessante intervento nello spettacolo.

Infine, una domanda più personale. Cosa rappresenta per te Foggia?

E’ il mio punto di partenza. Sono nato e cresciuto a Foggia, ho studiato e fatto le mie prime esperienze teatrali e cinematografiche in questa città. Quindi rappresenta le mie radici. Sono molto legato al territorio anche se l’idea è quella di spostarmi per poter provare ad affrontare questo tipo di percorso teatrale e non solo in maniera più allargata. Sicuramente Foggia mi ha dato quel bagaglio culturale necessario per affrontare quello che c’è fuori da qui. E’ una realtà culturale non semplicissima però forse proprio per questo motivo se riesco a costruire qualcosa di bello a Foggia ho lo sprint giusto per affrontare quello che c’è altrove.

 

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