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Chi vuole far fallire l’Oasi Lago Salso?

L'interrogativo del CSN dopo gli inspiegabili ritardi dei pagamenti di Regione e Comune sipontino

Una Società con molti debiti, ma anche con una gran quantità di crediti vantati in gran parte nei confronti delle pubbliche amministrazioni, colpevolmente rimasti non riscossi per anni. È questa la fotografia del precario stato di salute dell’Oasi Lago Salso SpA, già da lungo tempo denunciata dal Centro Studi Naturalistici ONLUS e oggi confermata dal nuovo consiglio d’amministrazione della Società che, insediatosi da pochi mesi alla guida dell’area protetta sipontina, ha recentemente concluso la ricognizione di debiti e crediti.

Tra questi ultimi, quello che fa scalpore è un credito di quasi 200 mila euro vantato da circa tre anni nei confronti del comune di Manfredonia. La storia di questo finanziamento è forse esemplificativa di come la sorda burocrazia possa mettere in difficoltà aziende sane, fino a farle morire.

Era il lontano 2009 quando il comune di Manfredonia, al fine di chiudere una procedura d’infrazione comunitaria avviata nel 2001 dalla Commissione europea a seguito della distruzione di 200 ettari di habitat prioritari causati dalla realizzazione del contratto d’area di Manfredonia, decise di compensare questo danno con la trasformazione di 300 ettari di terreni agricoli dell’Oasi Lago Salso in pascoli naturali. Furono pertanto affidati alla Società che gestisce l’area i relativi lavori che poi vennero regolarmente eseguiti, tanto che, a seguito dei risultati ottenuti, nel 2012 la Commissione europea decise di archiviare la procedura, risparmiando allo Stato italiano una multa milionaria.

Nei tre anni successivi l’Oasi proseguì le attività per consolidare i risultati naturalistici ottenuti e nel 2015, a conclusione del contratto, chiese al comune di Manfredonia il pagamento del saldo delle attività svolte. A questo punto ha inizio il balletto di carte, tuttora in corso, tra comune di Manfredonia, ente attuatore, e Regione Puglia, ente erogatore del finanziamento, per il pagamento di quanto dovuto.

Frattanto il nuovo consiglio d’amministrazione – insediatosi a dicembre scorso e di cui è tornato a far parte anche il CSN – nel riprendere la gestione della Società ha iniziato a svolgere una costante azione di pressing nei confronti di comune e regione per sbloccare la situazione, evidenziando che il mancato rapido incasso di queste somme avrebbe compromesso irrimediabilmente il riequilibrio finanziario dei conti. Infatti, la perdurante carenza di liquidità impedisce il completamento dei pagamenti e la rendicontazione finale di altri progetti, tecnicamente ultimati da tempo ma amministrativamente non ancora chiusi, con il rischio di dover fronteggiare una richiesta di restituzione delle somme in acconto già percepite e regolarmente spese e quindi con la tragica prospettiva del fallimento della Società.

Ad oggi, nonostante tutti i numerosi solleciti scritti e verbali inoltrati a comune e regione e le ordinanze del tribunale nel frattempo intervenute, non si vede uno spiraglio di risoluzione e l’Oasi Lago Salso resta spettatrice del rimpallo di responsabilità tra due enti che, invece di operare per la crescita del territorio, di fatto diventano la causa del suo declino.

A ciò si aggiunge che l’impossibilità dell’Oasi Lago Salso di far fronte ai pagamenti mette in seria difficoltà e può condannare al fallimento anche i creditori della Società, tutti manfredoniani e pugliesi, che a loro volta aspettano di ricevere da anni ingenti somme.

Gli sforzi compiuti in questi pochi mesi dal nuovo consiglio d’amministrazione per rimettere in ordine i conti e dare una prospettiva di futuro per la gestione dell’Oasi, rischiano di essere vanificati da un’amministrazione pubblica che si rivela incapace di amministrare. Non spetta a noi stabilire di chi sia la responsabilità – se del Comune o della Regione o di entrambi – ma sentiamo il dovere di denunciare questo stato di cose e chiedere al Sindaco Riccardi e al Presidente Emiliano di porre fine allo scaricabarile.

Il tempo regolamentare a disposizione per evitare un esito disastroso è già scaduto ed ora siamo ai minuti di recupero, senza poter sapere quando l’arbitro di questa assurda partita – che la Società è costretta a guardare dagli spalti pur dovendone subire le conseguenze – fischierà il finale.

A Riccardi ed Emiliano il compito di decidere con quale risultato!

 

Foggia, 09/04/2018

 

Centro Studi Naturalistici ONLUS

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