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I cavalieri Teutonici in Fogie Apulia gestis

Torna la nostra rubrica dedicata alla storia foggiana

Corrado Lupo signore della Baronia di Guglionesi e conte di Trivento con millecinquecento cavalieri teutonici si diresse verso Foggia. Non essendovi mura i foggiani apparecchiarono fossati per difendere la città.

Il capitano dei foggiani Nicolò si pose di riscontro ai fossati e chiese all’esercito di Corrado Lupo che cosa domandassero e che richieste fossero venuti a fare e in particolare si rivolse a Corrado il teutonico che rispose: “dimandiamo un rinfresco e del vino e della biada per i cavalli, ma con il nostro denaro”, però cortesemente vi preghiamo di recarci qui nel campo le vettovaglie.

Allora il capitano dei foggiani abboccatissimo con tutti i cittadini tornò dall’esercito di Corrado e disse: “Iniquissimo traditore del nostro Re, perché osasti avvicinarti a questa fedele città?” E non devi tu sapere che il nostro Re Ludovico di Taranto è il Re e signore di tutto il Regno?

Sappi che se non fai allontanare il tuo traditore esercito: radunato, tutti sarete uccisi con turpissima morte; poiché noi da dentro questa città, e da fuori il nostro Re, che sta a Lucera col felice suo esercito, vi uccideremo di spade.

Partitevi dunque subito da questi luoghi, e andatevene che in nessun luogo sarete ricevuti, siccome traditore del regno. Questa città è grande e ha un gran popolo e non teme il vostro esercito.

Corrado ascoltando che una tanta ingiuria contro di loro si profferiva da un luogo, in dove non avevano essi animo di arrecare offesa, fatto tra loro diligente consiglio, tutti deliberarono di acquistare con forza Foggia, ciò pertanto deliberato d’unanime consiglio:

“ dati i cavalli a’ loro cavalieri, tutti i pedoni minacciano la morte a’ cittadini della città e accostandosi con gran forza a’ fossati della detta terra, fortissima battaglia s’ingaggia fra loro”.

I cittadini di Foggia credendo al loro stolto capitano unitamente diedero difesa alla città, per fedeltà al latino Re Lodovico. Di vespro passato ci fu la battaglia e durò tutta la notte, finito il giorno.

I cittadini foggiani inesperti di armi furono percossi ed uccisi e dei teutonici pochi feriti dai colpi delle baliste e dal getto delle pietre.

Poi sopraggiunse la notte e sembrava cessare dall’una e dall’altra parte la battaglia, Corrado esperto di guerra indietreggiò con il suo esercito e avendo poste opportune scolte verso Lucera affinché non venisse contro di loro l’esercito nemico, stabilì che tutto l’esercito riposasse e dormisse, togliendo quasi cento uomini che in tutta la notte vegliassero sui cittadini foggiani che infestavano come se da ogni parte la città attaccasse.

La notte fu un continuo affaticarsi nel vegliare perché di notte non entrassero nella terra e tra il popolo c’era un notevole bisbiglio e molti dissero: perché non dare con denaro un rinfresco, che amichevolmente ci domandarono per soffrire così ostili attacchi, altri poi dicevano il contrario che per serbare fedeltà al signore nostro Re vogliamo piuttosto morire.

Fattosi giorno chiaro, suonate le trombe e le buccine, tutto l’esercito di Corrado incominciò una dura battaglia, un terribile assalto contro i foggiani fino alla sesta ora.

I cittadini credevano che il loro Re Ludovico con il suo vicino esercito sarebbe venuto da Lucera in loro aiuto, siccome nella notte avevano mandato un nunzio che tornato portò risposta che nessun soccorso del Re sarebbe giunto e nessuno perciò si confida di venire.

La maggior parte dei foggiani a tale notizia lasciarono i fossati e corsero ognuno a nascondere sotterra i loro beni e salvare le donne dal disonore. Allora cresce assai più l’attacco dei Teutonici perché venne meno la difesa del popolo e con violenza entrarono nella città.

E v’era per la medesima terra un grandissimo pianto e stridor di genti,. davanti la Chiesa madre si riunirono più di duemila donne e piccoli fanciulli che urlando esclamavano al nemico: “abbiate misericordia”.

L’esercito teutonico ottenuta la vittoria sulla città e crudelmente contro gli uomini con furore grandissimo e con le spade sguainate li legarono in carcere e le donne trovate in casa, se le ritenevano amiche.

Il conte di Trivento compassionando a tanto urlare delle donne radunate davanti la chiesa acconsentì che non fossero disonorate e postosi dinanzi la Chiesa disse: non temete. Stettero le donne per due giorni e due notti nella Chiesa che per il gran numero, si genera un grandissimo fetore per lo sterco e l’urina che si sparse, non potendo da essa uscire.

Corrado disse alle stesse donne: Signore donne, ormai mi annoia la vostra custodia, e per la vostra inabile situazione mi fa compassione che state qui a morirvi di fame.

Per tirannia dei vostri uomini ora non potete abitare le vostre case e i vostri beni distribuiti all’esercito e non vi è speranza di recuperarli,  tra tutte quelle donne c’erano molte nobilissime signore della città che umilmente ringraziarono il conte e gli chiesero di accompagnarle ad Ascoli per la loro salvezza , e lasciarle libere.

L’esercito Teutonico perquisite tutte le vettovaglie che in città se ne trovarono in grande quantità, ordinò al proprio esercito di riposare stabilendo le guardie di giorno e notte intorno al riscatto dei miseri prigionieri, travagliandoli con vari generi di tormenti.

L’esercito lucrò ventiduemila once ed accumulato il denaro nella chiesa madre.

Ed ivi medesimo standosi fermi, ogni giorno contro l’esercito di Lodovico, Re dei Latini, aspramente guerreggiavano, ed intorno, intorno, per un raggio di una giornata, nelle singole terre facevano scorrerie.

A cura di Ettore Braglia

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