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“Caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby conquista Foggia: ieri la presentazione in Piazza Umberto Giordano

«Questo Caffè amaro è stato più amaro di quanto mi aspettassi», le dure parole della scrittrice siciliana Simonetta Agnello Hornby, ieri a Foggia per la presentazione del suo ultimo libro.

Maggio è stato un mese ricchissimo per le anteprime letterarie. Maggio, il mese dei libri, ha visto Foggia alle prese con molte iniziative, tra le quali “Libri e Dialoghi”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia e dalla libreria Ubik, che ieri ha richiamato in Piazza Umberto Giordano moltissimi lettori per il suo secondo appuntamento. Nonostante il vento, molte persone erano pronte ad ascoltare la presentazione di un libro, uscito da un mese, ma già in testa alle classifiche dei libri italiani più venduti, Caffè amaro (Feltrinelli), ultimo lavoro dell’amatissima scrittrice siciliana, Simonetta Agnello Hornby.

La Hornby torna in libreria con un libro forte, raffinato e molto intenso, nel quale troviamo la Sicilia nella prima metà del Novecento, con le sue gioie e i suoi dolori, la storia di una famiglia, il fascismo, la sensualità e l’amore. «È il libro più sensuale che abbia mai scritto ̶ dice l’autrice dopo aver ringraziato e salutato tutti i presenti ̶ . È interessante che l’abbia finito a settant’anni, quando uno dovrebbe essere più tranquillo su certi argomenti, e invece la storia di Maria mi ha preso alla grande».

Caffè amaro è un romanzo storico, il frutto di cinque anni di lavoro intermittente e ricerche, tante ricerche, interessanti ma dolorose, come spiega la scrittrice: «Ho scoperto che noi italiani non siamo poi così brava gente come diciamo, ho scoperto che ci siamo comportati malissimo nelle nostre colonie africane, con un razzismo orribile prima ancora che i tedeschi ci obbligassero a fare come loro. Ho visto la storia della Sicilia, della mafia, una storia brutta, evitabile». Un romanzo soprattutto d’amore, avvolgente e tanto sensuale, che ha sorpreso la stessa scrittrice: Maria ha solo quindici anni, Pietro trentaquattro, lui ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne, lei proviene da una famiglia socialista di grandi ideali ma di mezzi assai limitati. Lui le insegna la sessualità, e Maria inizia a conoscere se stessa e i suoi desideri.

La Hornby ci racconta la sua Sicilia, tra storie strazianti, passioni e continue sfide per una donna che si ritrova a vivere in un periodo buio e penoso dominato da un governo fascista “rozzo”, come lo definisce la stessa utrice, parlando del “madamato”, il matrimonio tra un italiano e una donna-bambina semita: «Non è stato certamente gradevole scrivere di queste cose, ma bisogna conoscere il passato, non dobbiamo mai spaventarci di conoscere quello che è stato, per non sbagliare con quello che può capitare oggi, o domani».

Alla fine del romanzo il lettore assaporerà un gusto amaro, amaro come ciò che circonda la protagonista, amaro come amare sono state le ricerche e le scoperte della scrittrice, di un’Italia con tante meraviglie ma anche con tanti ricordi bui.

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