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Mauro De Mauro, il giornalista foggiano ucciso da Cosa Nostra

Nasceva oggi, nel 1921, il giornalista foggiano Mauro De Mauro, rapito e ucciso dalla mafia di Cosa Nostra. Ecco la sua storia

Nasceva oggi, nel 1921, il giornalista foggiano Mauro De Mauro, rapito e ucciso dalla mafia di Cosa Nostra. Ecco la sua storia

Rapito dalla mafia e mai più ritrovato. Ma chi era Mauro De Mauro, protagonista di questa triste e macabra vicenda, che oggi avrebbe avuto quasi cento anni?

Sostenitore del Partito Nazionale Fascista, partecipò alla seconda guerra mondiale arruolandosi come volontario, per poi aderire, nel 1943, alla Repubblica Sociale Italiana.

Fu vice questore di Pubblica Sicurezza e collaborò con la Banda Koch, un reparto speciale del Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana. Alla fine della guerra fu sul fronte di Trieste con il grado di sottotenente.

In seguito ad un incidente stradale, De Mauro riportò lesioni fisiche permanenti.

Nel 1945 fu arrestato a Milano dagli Alleati e rinchiuso prima a Ghedi poi nel Campo di concentramento di Coltano, dal quale riuscì a fuggire.

Trasferitosi a Palermo con la famiglia dopo la guerra, lavorò presso giornali come Il Tempo di SiciliaIl Mattino di Sicilia e poi L’Ora. Nel 1962 aveva seguito la morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei e, al momento del rapimento aveva riaperto il caso per collaborare con il regista Francesco Rosi, che voleva farne un film.

Inoltre, il giornalista aveva pubblicato, sempre su L’Ora, il 23 ed il 24 gennaio 1962, un verbale di polizia, risalente al 1937  in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, tenente colonnello medico del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, affiliato alla mafia nel 1916 e pentito mafioso dal 1933, elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, l’affiliazione, l’organigramma della società malavitosa.

Il rapimento avvenne un paio di giorni prima delle nozze della figlia Franca, che fu l’ultima persona a vederlo vivo. Infatti, la giovane, vedendo il padre scendere dall’auto, nei pressi del portone di casa, lo attese nell’androne del palazzo. Dopo qualche minuto, non vedendolo arrivare, uscì per chiamarlo; fu in quel momento che vide suo padre rientrare in macchina, circondato da due o tre persone.

Immediatamente scattarono le ricerche; l’auto venne ritrovata la sera successiva a qualche chilometro di distanza in via Pietro D’Asaro, ma senza che se ne potesse ricavare qualche utile indizio.

Parte della storia fu ricostruita solo qualche anno fa, a quarant’anni di distanza dal rapimento, grazie a Rosario Naimo, mafioso pentito che ha raccontato che il giornalista foggiano fu portato a Fondo Patti, in una proprietà dei Madonia, dove c’era Totò Riina ad attenderlo; stando al suo racconto, l’uomo fu ucciso immediatamente e il suo corpo fu gettato in un pozzo che lo stesso Riina diede ordine di ripulire qualche anno più tardi.

Se il motivo di tale morte sia da associare al caso Mattei o ad altro non è ancora stato accertato.

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