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L’emergenza case di Foggia arriva da Pomeriggio 5: Cassitti risponde alle accuse

La risposta di Saverio Cassitti

Il problema case a Foggia è sempre più sentito. Pochi giorni fa, infatti, alle telecamere della nota trasmissione televisiva Pomeriggio 5, condotta da Barbara D’Urso, è intervenuta in diretta un’abitante dei famosi container.

La signora, infatti, lamentava le precarie condizioni di salute del figlio, costretto a vivere in un clima decisamente poco salubre.

Non è tardata la risposta di Saverio Cassitti che di seguito riportiamo

Per rispondere ai fatti avvenuti durante la trasmissione, “Pomeriggio 5”, di Barbara D’Urso, è doveroso conoscere la condizione nella quale la signora Teresa vive oggi, ma, è anche doveroso chiedersi, come mai sono 13 lunghi anni che questa situazione va avanti.
Potrei dire che nelle precedenti amministrazioni qualche compito non è stato svolto con il giusto zelo, ma non voglio risolvere la questione facendo il politico di turno che accusa il suo predecessore, perché, il mio fare politica, non è un mestiere, ma, una missione.

Sono da trent’anni un semplice operaio e quando ho ricevuto questo mandato, che dura da circa 4 anni, non ho mai pensato di arricchirmi sfruttando il ruolo, ma ho continuato a svolgere la mia attività umilmente e allo stesso tempo ho cercato di fare qualcosa per aiutare i miei conterranei.

Perciò, non mi va che oggi ricadano su di me colpe che non mi appartengo.
Tornando alla questione, oggetto di dibattito, occorre precisare che non è così facile come è stata raccontata e non sarà facile trovarvi una soluzione nell’immediato, perché ci sono le leggi da rispettare.

Io per primo non accetto la condizione in cui riversa questa famiglia, ma con molto rammarico devo rendere noto che non è l’unica e neanche la peggiore che conosca.
Proprio in questi giorni, sto trattando il caso di un ragazzo allettato da anni che vive recluso in una palazzina dove non c’è l’ascensore e che, quindi, non ha la possibilità di vivere vita sociale.
Vivo a 300 metri dalla signora Teresa, nello stesso quartiere.

Conosco tutti i disagi di queste persone, perché da sempre vivo queste difficoltà con loro, ed è per questo che ho accettato il mandato che mi è stato poi conferito.
Volevo aiutare a migliorare le vite dei miei concittadini.

Quando ho preso l’incarico ufficiale, sono riuscito a sollecitare l’ultimazione degli alloggi comunali e farli consegnare alle persone socialmente deboli, sfruttando al massimo le risorse disponibili.
In poco tempo sono riuscito a consegnare più alloggi di quanti se ne potessero immaginare, ma sull’assegnazione non ho nessun potere.
Disgraziatamente, non sempre le cose sono andate come avrebbero dovuto.
La nostra città è martoriata dalla mancanza di lavoro che genera una condizione sociale di povertà, talmente alta, che l’approvvigionamento di case comunali non riesce a soddisfare le richieste, nonostante il nostro comune faccia numerosi sforzi mettendo in bilancio affitti esosi presso privati, pur di garantire una dignità a questa gente.

Questa situazione già precaria di se, viene peggiorata da chi senza coscienza, ignorando qualsiasi legge e qualsiasi senso civico, si appropria di case, occupandole abusivamente e levando di fatto l’alloggio a chi questo spetta di diritto.

Generalmente sono donne in stato interessante o con prole, e davanti alle quali, le autorità non possono compiere nessun’azione forzata perché sono “occupanti che si trovano in situazioni di fragilità”.
Io non ho il potere di fermare queste ingiustizie!

Inoltre, c’è la graduatoria da rispettare, per legge, e non possiamo ignorarla. É una lista con circa 800 famiglie in attesa di casa da 20 anni. Sono riuscito a far diminuire, in pochi anni, vertiginosamente le attese, ma sempre rispettando le leggi. Le graduatorie hanno dei criteri quali reddito, carichi familiari e disabilità familiari che assegnano punteggi e stabiliscono la posizione di assegnazione.
Non è possibile aggiudicare un alloggio a chi è al cinquantesimo posto piuttosto che ad una famiglia che si trova al quarto. Sarei passibile di denuncia per favoreggiamento e altro.

Pertanto, vi invito a comprendere che, che ci piaccia o meno, dobbiamo rispettare le leggi, anche se non ci sembrano giuste!
Sono felice che la storia di questa donna sia diventata di dominio pubblico, aiuterà a sensibilizzare le istituzioni su ciò che vive il nostro territorio.
Io non ho potere per risolvere la questione da solo.

Continuerò, comunque, ad impegnarmi nel compito che mi è stato affidato, come ho sempre fatto, e, cercherò, con il sindaco e con la nostra amministrazione, una soluzione legittima.
Ho ritenuto opportuno raccontare i fatti perché sono stato attaccato ingiustamente sui social, dai cosiddetti leoni da tastiera, che senza conoscere e sapere hanno augurato la morte e la malattia a me e alla mia famiglia. Non è giusto, ma non porto loro rancore e non auguro loro nessun male, anzi spero possano risolvere le difficoltà che li rendono cosi cattivi.
Io domani potrei lasciare tutto e andare via, ho la coscienza pulita. Ho fatto molto per questa città, ho fatto molto per questa gente, perché sono uno di loro, un umile cittadino lavoratore che si è prodigato sempre, nei limiti delle proprie possibilità, ad aiutare gli altri.
Voglio concludere ringraziando tutti coloro che, invece, hanno espresso la loro solidarietà per me. Le loro parole mi hanno confermato che qualcosa di buono l’ho fatta.
Saverio Cassitti

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