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Scoperta cellula terroristica a Bari: c’era anche un afghano “foggiano”

C'era anche un afghano "foggiano" tra i componenti della cellula dell'Isis scoperta a Bari pronta a colpire in Italia, ma anche in Belgio, Francia e Gran Bretagna.

C’era anche un afghano “foggiano” tra i componenti della cellula dell’Isis scoperta a Bari pronta a colpire in Italia, ma anche in Belgio, Francia e Gran Bretagna. La Direzione distrettuale antimafia e i carabinieri del Ros hanno fermato per terrorismo due cittadini afghani, mentre un terzo e’ ricercato.

Gulistan Ahmadzai, di 29 anni, domiciliato nelle campagne di Cerignola con lo status di protezione umanitaria riconosciuto nel settembre 2011, è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Hakim Nasiri di 23 anni, domiciliato al Cara di Bari-Palese, è accusato di terrorismo internazionale. Uno era stato identificato a dicembre mentre fotografava l’esterno di un centro commerciale di Bari; l’altro e’ stato preso mentre ritirava il permesso di soggiorno, in procinto di andare a Calais, in Francia, dove gestisce traffici illeciti. Altri due, un pakistano, fermato a Milano poche ore dopo il blitz, e un afghano, ancora irreperibile, sono accusati solo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La mappa degli ‘obiettivi’ era contenuta nei cellulari degli indagati dove sono state trovate, tra l’altro, immagini del Colosseo, del Circo Massimo, del porto e dell’aeroporto di Bari, del porto di Londra, oltre che di centri commerciali. La cellula avrebbe fornito sostegno logistico a un’organizzazione terroristica transnazionale “di matrice confessionale” legata allo Stato Islamico, all’Emirato Islamico dell’Afghanistan e ad Al Qaeda, il cui “programma criminoso” – spiegano gli inquirenti – e’ “condiviso da una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in altre zone d’Italia ed altri Stati europei nonche’ in altri paesi extraeuropei”.

Per gli investigatori del Ros di Bari e i pm titolari dell’inchiesta, Pasquale Drago e Roberto Rossi, il gruppo eversivo era composto da tre afghani che vivevano nel Cara di Bari e avevano ottenuto la protezione umanitaria o sussidiaria. Tra il materiale sequestrato un selfie che immortala uno di loro con il sindaco di Bari Antonio Decaro durante una manifestazione di solidarieta’ per i profughi nel 2015; la foto di un noto capo talebano, ucciso in un raid dell’aviazione Usa il 13 ottobre 2015; quella in cui uno degli indagati appare con una fucile mitragliatore americana M16. E ancora, una serie di canti di preparazione al martirio. Un indagato teneva, inoltre, stabili collegamenti telematici con un “noto sito talebano”.

Il pm Rossi ha rivelato che nel corso degli accertamenti non sono riusciti a violare l’iPhone di uno degli indagati. Si ripropone dunque il tema, gia’ emerso negli Usa dopo la strage di San Bernardino a opera di una coppia di integralisti islamici, dell’indisponibilita’ dei codici di accesso ai telefonini anche nel caso di delicatissime indagini antiterrorismo. “Si tratta di un successo investigativo di alto livello”, ha commentato il ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha aggiunto: “Le nostre leggi antiterrorismo funzionano e la sicurezza dei cittadini, in questo particolare momento in cui nessun Paese e’ a rischio zero, e’ una priorita’”. Attacca su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini: “Quante ‘bombe umane’ stanno facendo entrare in casa nostra?”.

(AGI)

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