FOGGIA – Prezzi riconosciuti agli agricoltori in calo, costi di produzione in aumento e olio sempre più caro per i consumatori. È il paradosso che attraversa la filiera olivicola e olearia pugliese, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende e dei frantoi. Per affrontare la crisi, il 13 ottobre è stato presentato al Consiglio comunale di Foggia un ordine del giorno promosso dai gruppi consiliari del Partito Democratico e di Insieme per Foggia, con primo firmatario il consigliere Mario Cagiano e il sostegno dei consiglieri Dell’Aquila, Palmieri, De Vito, Pontone, Buenza e Formica.
«Gli olivicoltori non vogliono vivere di contributi pubblici, vogliono vivere del loro lavoro e non essere costretti a lavorare in perdita», afferma Cagiano. Il consigliere richiama anche il divario tra i prezzi riconosciuti ai produttori e quelli pagati dai consumatori: «Mentre chi produce viene pagato sempre meno, chi acquista al supermercato continua a pagare sempre di più». A confermare le difficoltà del comparto è il dato ISMEA del primo ottobre 2026 riportato nell’atto: sulla piazza di Foggia il prezzo dell’olio extravergine si attestava a 4 euro al chilogrammo, in diminuzione del 5,9% rispetto alla settimana precedente. L’ordine del giorno sollecita il Governo a riconoscere formalmente la crisi e ad adottare un piano straordinario di interventi. Tra le misure richieste figurano maggiori risorse per i frantoi, sostegni alla liquidità e all’accesso al credito, interventi per contenere i costi di raccolta e molitura e aiuti alle aziende colpite dagli eventi climatici. Cagiano chiede inoltre controlli più incisivi sull’olio importato e garanzie sulla qualità e sulla trasparenza dei prodotti commercializzati. «Abbiamo ascoltato le istanze di olivicoltori e agricoltori, da Cerignola a Carpino, e chiediamo risposte immediate al Governo nazionale», sottolinea. La proposta impegna anche l’amministrazione comunale a promuovere il coordinamento con la Prefettura e le autorità competenti, rafforzare i controlli sul territorio e riferire al Consiglio sulle iniziative intraprese entro sessanta giorni dall’eventuale approvazione dell’atto.
«La Capitanata non può permettersi di perdere un patrimonio economico, produttivo e sociale costruito da generazioni», conclude Cagiano, chiedendo che le istituzioni trasformino le richieste degli agricoltori in interventi concreti.
