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Coronavirus, “Oroglioso di poter dare una mano, io non mi tiro indietro”. La testimonianza di Rocco, giovane medico foggiano a Parma

Coronavirus – Più volte vi abbiamo raccontato, attraverso le testimonianze raccolte in queste settimane, l’inferno che moltissimi medici, infermieri e operatori sanitari vivono ogni giorno nelle corsie degli ospedali italiani.

Spesso si parla di loro come di nuovi eroi, altri ritengono che stiano semplicemente facendo il loro lavoro, altri ancora li definiscono veri e propri “angeli”.

Sono tantissimi i giovani dottori e infermieri foggiani che si sono ritrovati ad affrontare un’emergenza sanitaria epocale, fronteggiando un nemico invisibile che al momento nella nostra regione ha contagiato oltre 2mila persone.

Il tempo si è fermato, le nostre abitudini sono cambiate improvvisamente e ancora oggi, a distanza di mesi dallo scoppio dell’emergenza, ci sembra di vivere una situazione surreale.

I medici si sono ritrovati a fare i conti con un’emergenza totalmente nuova e soprattutto difficile da gestire. Questa volta vi riportiamo la testimonianza del foggiano Rocco D’Armiento, giovane dottore specializzando che da mesi lavora nell’Ospedale di Parma nel Reparto di Malattie Infettive.

“Inizialmente a febbraio qui i casi erano pochissimi, quasi unici. Si parlava generalmente di sospetto Covid e sembrava una situazione abbastanza tranquilla, molto distante dalla realtà di oggi”, ci dice Rocco.

E continua: “Marzo è stato il mese più pesante e difficile. Nell’arco di una settimana abbiamo vissuto un vero sconvolgimento della situazione Coronavirus.

Da un giorno all’altro ci siamo trovati con i veri primi casi positivi e piano piano le persone contagiate hanno riempito tutto il reparto di Malattie Infettive, quello in cui lavoro.

Da quel momento abbiamo iniziato a capire che non era più una realtà distante da noi, era arrivato il momento di affrontare questa emergenza.

Ci siamo ritrovati da un giorno all’altro a cambiare il nostro approccio con i pazienti, non è stato facile avere un rapporto interfacciandoci improvvisamente solo attraverso dei DPI. Questo ha limitato tantissimo l’interazione umana con i pazienti e con i loro parenti.

Il Coronavirus è un virus imprevedibile, ha un quadro clinico molto complesso e inizialmente per noi non è stato affatto semplice. Come ormai si sa, a differenza di quanto si credeva al suo scoppio, è una patologia che interessa anche i più giovani.

Abbiamo avuto casi di ragazzi molto giovani che non avevano quadri clinici molto compromessi ma stavano male, non è una passeggiata”.

Rocco non ci nasconde la difficoltà nel passare da una vita normale, dal suo integrarsi a Parma, in una città che non conosceva e che lo ha subito ospitato, a dover combattere in prima linea ogni giorno con un nuovo virus.

“I miei colleghi specializzandi, come me, vivono questa situazione di grande preoccupazione vivendo lontano da casa. I miei genitori sono medici e come me sono costantemente a rischio contagio.

In famiglia la situazione non è facile, c’è sempre grande preoccupazione, ma abbiamo imparato a convivere con il rischio e la paura del contagio.

Io sono orgoglioso di poter dare una mano e di essere d’aiuto. Non mi tiro assolutamente indietro in una situazione del genere”, ci dice il giovane medico foggiano.

E aggiunge: “Ora con la Fase 2, con l’allentamento delle restrizioni, per come la penso, ci poniamo inevitabilmente in una situazione di rischio estremo.

Ci si avvale della responsabilità delle persone, se queste saranno in grado di essere prudenti non ci saranno problemi ma se non lo saranno ci saranno nuovi incrementi dei casi. Ora è tutto nelle mani delle persone.

A Foggia, da un punto di vista statistico, non si ha una situazione di emergenza paragonabile a quella vissuta qui a Parma o in altre regioni del Nord Italia. Qui siamo stati travolti in senso numerico da una marea di casi che si sono abbattuti sul sistema sanitario dell’Emilia Romagna”.

E conclude: “Usate le vostre uscite in modo intelligente, non siate irresponsabili. Se tutti non dovessero rispettare le regole i rischi per l’intero Paese potrebbero essere enormi.

Ora la situazione è notevolmente migliorata confrontata a mesi fa ma questo non implica che sia finito tutto, forse questo è proprio il momento più critico. Dobbiamo stare attenti e pensare alla salute di tutti”.

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 27 anni e amo raccontare storie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da un anno curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Mi occupo di web editor e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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