Confindustria Foggia: imprenditori vittime, plauso agli investigatori

«Abbattere la forza intimidatoria è la nostra priorità, vogliamo vivere ed operare in un clima sereno»

FOGGIA – Gli imprenditori sono vittime del «sistema stabile di pressione economica» denunciato dal Procuratore Nazionale Antimafia, Giovanni Melillo. Fare impresa in un contesto «persino più grave rispetto ad altre aree storicamente segnate dalla presenza mafiosa», come sostiene il Procuratore, è certamente più difficile, complicato ed in molti casi spaventa e dissuade nuovi investimenti in un territorio
che avrebbe ben altre potenzialità da valorizzare. Gli imprenditori che continuano ad investire in provincia di Foggia non sono eroi, ma chiedono la presenza costante ed attiva dello Stato. E lo dimostrano quei casi, citati e compresi nell’ultima inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ancorchè minoritari, di un imprenditore del settore alberghiero che ha denunciato le richieste estorsive subite nel 2024 facendo scattare le indagini ed agevolando l’individuazione di alcuni dei destinatari di provvedimenti cautelari.

Confindustria Foggia segue con grande attenzione l’evoluzione di un processo di crescita e di emancipazione investigativa condotta su questo territorio già da alcuni anni e concorda con le parole del Procuratore Nazionale Antimafia allorquando esorta «politica, associazioni di categoria, sindacati e società civile» ad una «definitiva rottura del patto di omertà tra mafiosi e vittime di reati». Quando riusciremo insieme a scalfire fino ad abbattere la «forza intimidatoria esercitata sul territorio», ne avrà guadagnato in primis il tessuto sociale ed imprenditoriale di una provincia che per emergere nelle classifiche nazionali del benessere sociale ha bisogno soltanto di poter lavorare in pace.
Certamente le «imprese fiduciarie di interessi praticamente mafiosi», citando ancora stralci dell’ordinanza, sono il sintomo di un malessere grave ed inquietante che un’associazione di imprese qual è Confindustria contrasta fin dal suo codice genetico. Nessuna volontà di autoassoluzione, necessario precisarlo: sbagliare per il “quieto vivere” non può essere una giustificazione. Ma la costruzione di un ecosistema sano e scevro da condizionamenti criminali e mafiosi, è percorso ad ostacoli che ha bisogno di tempo per affermarsi.

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