FOGGIA – Foggia cresce, ma troppo lentamente. È questo uno degli elementi più significativi che emergono dall’analisi CNA sulla distribuzione territoriale delle imprese italiane. La provincia di Foggia conta 37.643 imprese attive e 97.509 addetti, con una dimensione media di appena 2,6 lavoratori per impresa. Un dato che restituisce con chiarezza la forte presenza della microimpresa nel tessuto produttivo della Capitanata.
Il problema, però, è soprattutto nella velocità della crescita. Tra il 2014 e il 2024 il numero delle imprese foggiane è aumentato di 1.955 unità, passando da 35.688 a 37.643, con una crescita del 5,5%. Nello stesso periodo la media italiana è cresciuta dell’8,9%. Foggia risulta così la provincia pugliese con l’incremento più contenuto dello stock di imprese nell’arco del decennio: Bari e Brindisi segnano entrambe +10,8%, Lecce +10,5%, Taranto +10,3%.
Anche sul fronte occupazionale la crescita della Capitanata, pur positiva, resta sotto la media nazionale. Gli addetti sono passati da 84.521 a 97.509, con un incremento del 15,4%, contro il +17,2% registrato complessivamente in Italia. Anche in questo caso Foggia è ultima tra le province pugliesi considerate dal rapporto.
A pesare è anche il basso tasso di imprenditorialità. Nel 2024 Foggia registra 63,5 imprese ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 80,6. In Puglia fanno meglio Lecce, con 78,3 imprese ogni mille abitanti, Bari con 75,2, BAT con 70,6 e Brindisi con 66,8. Solo Taranto presenta un valore inferiore, pari a 58,8.
«I numeri ci consegnano una fotografia che non possiamo ignorare – afferma il presidente di CNA Foggia, Antonio Nunziante –. La Capitanata ha un tessuto imprenditoriale vivo, ma ancora troppo frammentato e caratterizzato da imprese di dimensioni molto ridotte. Il problema non è soltanto quante imprese abbiamo, ma quanto riescono a crescere, consolidarsi, investire e creare occupazione».
Per CNA Foggia, la dimensione media di 2,6 addetti per impresa rappresenta uno dei principali ostacoli alla capacità competitiva del territorio. La stessa analisi CNA evidenzia come il 94,7% delle imprese italiane abbia tra uno e nove addetti e sottolinea che una maggiore diffusione dell’imprenditorialità non coincide automaticamente con una maggiore forza economica: la crescita del numero delle imprese deve tradursi in produttività, occupazione, valore aggiunto e aumento della dimensione aziendale.
«Dobbiamo uscire dalla logica secondo cui essere piccoli significa necessariamente essere deboli – prosegue Nunziante –. La microimpresa è una componente fondamentale dell’economia foggiana e va sostenuta, ma deve essere messa nelle condizioni di fare un salto di qualità. Servono accesso al credito, innovazione, digitalizzazione, formazione, aggregazione e strumenti che consentano alle imprese di affrontare mercati più ampi».
La distanza rispetto alle altre province pugliesi, secondo CNA Foggia, deve diventare un elemento di riflessione per tutte le istituzioni e gli attori economici del territorio. L’analisi CNA ricorda infatti che nelle aree del Mezzogiorno può esserci una significativa vitalità imprenditoriale, ma la vera sfida consiste nel trasformarla in imprese più grandi, maggiore produttività e una più elevata capacità di generare occupazione.
«Non possiamo accontentarci di una crescita che procede più lentamente rispetto al resto della Puglia e del Paese – conclude Nunziante –. Foggia deve recuperare terreno. Per farlo occorre una strategia condivisa che metta al centro le micro e piccole imprese, accompagnandole nel percorso di crescita e creando le condizioni affinché possano diventare più solide, innovative e competitive. La dimensione dell’impresa non deve essere una condanna alla marginalità, ma il punto di partenza di un percorso di sviluppo». ( foto https://www.ildiariodellavoro.it)
