Da sinistra: Luca Talevi, Sara Piras, Raffaele Salvemini, Stefano Stravato e Marco Renzi

Il cervello diventa una “password”, l’idea di una startup manfredoniana

Un sistema per trasformare il nostro cervello in una sorta di password

Foggia Reporter

Una startup manfredoniana ha messo a punto un sistema di autenticazione grazie alle onde celebrali. Il sistema, disponibile sul mercato da settembre, sarà utilizzato dai dipendenti di aziende di settori differenti e laboratori che richiedono alta sicurezza per accedere in particolari aree.

Si chiama Mindprint ed è un progetto promosso da Vibre, una startup fondata da un ingegnere biomedico mafredoniano, Raffaele Salvemini, che ha messo a punto un sistema per trasformare il nostro cervello in una sorta di password. Vibre infatti, da anni attiva nel mondo delle interfacce cervello-computer (sistemi in grado di connettere in maniera diretta mente e dispositivi di qualsiasi genere, come smartphone e sistemi di domotica) da diversi mesi ha iniziato a studiare come il cervello umano sia caratteristico e unico per ogni persona. Da sempre infatti gli studi scientifici hanno ipotizzato che ogni cervello, data la sua complessità, potrebbe essere differente l’uno dall’altro; differente e unico per ogni persona.

“Circa un anno fa abbiamo iniziato ad esplorare alcuni campi ancora non valutati nel mondo delle interfacce neurali. Tra questi, proprio il settore della biometria basata sull’analisi dei segnali cerebrali è quello che maggiormente ci ha colpiti. Ci ha colpiti perché abbiamo analizzato le debolezze delle attuali tecnologie di autenticazione, a partire da quelle basate semplicemente su password fino a quelle basate su riconoscimento facciale, impronte digitali, riconoscimento vocale e così via. Queste, infatti, risultano facilmente replicabili e, dunque, facilmente aggirabile. Uno studio recente dell’Università di Bologna, ad esempio, ha mostrato quanto sia semplice aggirare i sistemi di riconoscimento facciale automatici attraverso tecniche di morphing. Allo stesso modo, è possibile combinare impronte digitali e ottenere effetti identici”

– spiega Raffaele Salvemini, il CEO di Vibre.

Il team di Vibre ha iniziato dunque a lavorare alla comprensione delle unicità del cervello umano, utilizzando, inoltre, hardware a basso costo disponibili sul mercato; questa la vera sfida: riuscire a ottenere validi risultati con sistemi dal costo di poco più di un centinaio di euro. Dopo mesi di acquisizione dati, il team composto da Ingegneri Biomedici e Informatici che vede al lavoro Raffaele Salvemini, Stefano Stravato, Sara Piras, Luca Talevi e Marco Renzi, ha lanciato la conferma: ogni cervello è diverso per ogni persona, e queste differenze si palesano nel segnale cerebrale vale a dire l’attività elettrica del cervello.

Come funziona MindPrint

Il sistema MindPrint sarà disponibile sul mercato entro la fine di settembre e nasce con lo scopo di superare i limiti delle attuali tecnologie di autenticazione, con l’idea di fondere i vantaggi delle soluzione biometriche e delle tradizionali password. Il tutto con un semplice dispositivo indossabile, con una registrazione nel sistema di soli tre minuti e un’autenticazione di pochi secondi.

Il team dichiara che un sistema di tale portata possa essere di grande vantaggio per l’accesso ad aree riservate, fisiche e online, in cui è necessario dotarsi di estrema sicurezza. Soprattutto a causa dell’ingente numero di frodi dovuti ad account takeover e conseguenti a furti di identità. Ogni due secondi, infatti, negli Stati Uniti avviene un furto di identità, con un danno complessivo annuo di oltre 50 miliardi di dollari.

“MindPrint si rivolge ad un mercato B2B: il sistema sarà utilizzato dai dipendenti di aziende di settori differenti e laboratori che richiedono alta sicurezza per accedere in particolari aree. Fra cinque anni, con la crescita del mercato delle interfacce neurali che si stima arrivare a 1800 miliardi di dollari, contiamo di raggiungere un livello di massa, consentendo agli utenti di effettuare pagamenti online o accedere ai propri servizi online in maniera semplice e sicura, senza dover passare su più dispositivi per ottenere token di sicurezza o inserire codici su codici

– conclude Salvemini.