Cerignola, sit-in per il 118 sotto l’ex ospedale Russo: “Una sola ambulanza per 5.000 interventi è insostenibile”

Decine di operatori, cittadini e amministratori hanno protestato contro la soppressione della seconda postazione. Nel mirino il confronto tra Cerignola e Manfredonia, risparmiata all'ultimo minuto

Un presidio partecipato, sotto le mura dell’ex ospedale “Tommaso Russo”, per dire no al taglio della seconda ambulanza. Si è tenuto nel pomeriggio di oggi a Cerignola il sit-in indetto dopo la decisione della Regione Puglia di sopprimere una delle due postazioni 118 cittadine.

Al centro della protesta un dato che gli operatori conoscono bene: le due ambulanze di Cerignola garantiscono da sole circa 5.000 interventi l’anno su un territorio vastissimo, quasi 600 chilometri quadrati tra centro urbano, borgate, aree rurali e due caselli autostradali. Con la riorganizzazione prevista dalla Deliberazione di Giunta regionale n. 1253 del 22 settembre, quel carico ricadrà su un solo equipaggio.

“Quando l’unica ambulanza sarà impegnata a 30 chilometri dal centro, chi soccorre chi ha un infarto in città?” è stata la domanda più ricorrente tra i soccorritori presenti al sit-in.

A rendere la protesta ancora più amara, il confronto con quanto accaduto a Manfredonia. In provincia le postazioni da tagliare dovevano essere sette. Anche la seconda ambulanza di Manfredonia era nell’elenco, con un numero di interventi annui inferiore a quello di Cerignola. All’ultimo momento, però, è stata riconfermata.

Secondo quanto riferito dagli operatori durante il presidio, a fare la differenza sarebbe stata la pressione esercitata nelle ultime due settimane dal sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, sui vertici di Regione e Asl. Una interlocuzione che a Cerignola, a detta degli stessi operatori, sarebbe mancata. Tanto che, interpellati sul punto “perché Manfredonia sì e noi no?”, gli amministratori presenti al sit-in non hanno fornito risposte.

Dal Comune filtra la versione di non essere mai stato convocato ai tavoli regionali che hanno preceduto la delibera. Ora l’idea è quella di provare a costruire una manifestazione unitaria con tutti i Comuni colpiti dai tagli, per chiedere alla Regione di rivedere i criteri.

Il timore di chi lavora ogni giorno sulle ambulanze, però, è che il sit-in arrivi troppo tardi e che la battaglia andasse combattuta prima che la delibera diventasse esecutiva.

Exit mobile version