Un sistema criminale ramificato, ben organizzato, dedito al furto, allo smontaggio e al riciclaggio internazionale di auto rubate. È quanto hanno portato alla luce i Carabinieri di Cerignola con una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia.
Il cuore logistico dell’organizzazione sarebbe proprio Cerignola, trasformata in hub per lo stoccaggio e lo smistamento di veicoli di provenienza illecita.
Il GIP Margherita Grippo ha fissato per il 10 e 11 novembre gli interrogatori preventivi per le 18 persone iscritte nel registro degli indagati. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: associazione per delinquere, riciclaggio, ricettazione, furto e, per un episodio specifico, tentata estorsione.
Tra settembre 2024 e marzo 2025: la rotta verso l’Est Europa
Secondo le carte dell’inchiesta, il sodalizio avrebbe operato a pieno regime tra settembre 2024 e marzo 2025. Una struttura con gerarchie definite, al cui vertice ci sarebbe un 53enne cerignolano, ritenuto il coordinatore degli affari illeciti: gestiva pagamenti, spartizione degli utili e logistica.
Al suo fianco collaboratori locali e figure di raccordo con l’estero, tra cui cittadini dell’Est Europa, incaricati del deposito dei pezzi, della falsificazione dei documenti e dell’organizzazione dei trasporti internazionali su mezzi pesanti.
La destinazione finale? La Polonia. Gli atti giudiziari documentano l’uso di autoarticolati per esportare componenti meccanici e di carrozzeria prelevati da auto rubate: portiere, gruppi sterzo, kit airbag.
Tra i modelli più richiesti e finiti nel mirino della banda, secondo gli investigatori, Hyundai Tucson, Jeep Compass, Land Rover Discovery Evoque, Bmw X1 e Fiat 500X. L’epicentro dello smembramento sarebbe stato individuato in alcune aree di stoccaggio ofantine, tra cui l’autoparco Ceripark.
Minacce e tentata estorsione
Oltre al traffico di ricambi, l’indagine ha svelato dinamiche interne di forte tensione. Un episodio chiave risale all’8 gennaio 2025: il presunto capo avrebbe tentato di estorcere denaro a un affiliato per una diatriba legata al sequestro di un furgone e delle targhe.
Agli atti ci sarebbero frasi dal tenore intimidatorio: “Voglio i soldi dell’avvocato, il furgone duemila e ventuno che ho perso perché mi hanno sequestrato le targhe”, fino alla minaccia esplicita: “Adesso ti uccido qua dentro”.
Ora l’intero impianto accusatorio è al vaglio della magistratura. Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, i 18 indagati potranno presentare memorie difensive o avvalersi della facoltà di non rispondere, in attesa delle decisioni del GIP sulle richieste di misure cautelari avanzate dalla Procura.
