Caso Roccia: ventuno anni dall’omicidio che sconvolse l’Italia

Riviviamo le vicende di una storia che scosse l’intera Penisola

Foggia Reporter

Castelluccio dei Sauri – Ventuno anni fa, in un paesino dell’entroterra pugliese, venne ritrovato il corpo senza vita di una giovane studentessa, Nadia Roccia. Durante il primo sopralluogo si pensò ad un suicidio, ma successivamente le indagini fecero la dovuta chiarezza, svelando una verità raccapricciante.

E’ il 14 marzo dell’anno 1998 a Castelluccio dei Sauri, paese sulle propaggini del Subappennino dauno, dove si respira un’aria serena, tipica di una piccola comunità nella quale la quiete regna sovrana ed i visi che la abitano sono familiari. Nello stesso paese vivono tre studentesse: Nadia Roccia, Maria Filomena Sica (detta “Mariena”) e Anna Maria Botticelli.

Le tre ragazze frequentano il quinto ed ultimo anno del liceo e, alle prese con l’esame di maturità, decidono di incontrarsi per preparare insieme la tesina. Ma, dietro un normale appuntamento tra amiche, si consuma un gesto tanto folle quanto inspiegabile. Nadia è una studentessa modello, una ragazza brillante che frequenta il “Liceo C.Poerio” di Foggia assieme alla compagna di banco, Anna Maria, con la quale stabilisce sin da subito un legame di amicizia. Il rapporto con Nadia comincia ad incrinarsi, diventando sempre più morboso, probabilmente a causa dell’invidia o della gelosia da parte di Anna Maria nei suoi confronti.

Così, spinte da un movente sconosciuto, le due alleate organizzano un piano macabro, volto ad eliminare la povera Nadia. Le tre studiano per un paio d’ore nel garage della famiglia Botticelli, fin quando alle 19 circa una delle due studentesse, Anna Maria, decide di mettere in atto il piano del terribile omicidio studiato a tavolino, nei minimi dettagli, per mesi. Le luci si spengono improvvisamente e Nadia viene assalita da Mariena, che si avventa al suo collo con una sciarpa.

Qualcosa, però, va storto: l’arma del delitto si allenta e Nadia si dimena, pronunciando le ultime parole:”Ma che volete fare, siete diventate pazze? Io vi denuncio, vi rovino…”. Così Anna Maria, furibonda, cerca di portare a termine il gesto spregevole prendendo a calci e pugni la ragazza e poi strangolandola, senza pietà, fino all’ultimo respiro. Il tentativo riesce, dopo aver provato in precedenza la via dell’avvelenamento con una coca-cola al topicida. Un omicidio di coppia, dettato da un piano maligno e irreale, che nasconde interrogativi tutt’oggi irrisolti.

A livello psicologico Anna Maria presenta un carattere dominante e narcisistico, mentre Mariena, a causa della sua apparente debolezza, appare dimessa dalla personalità dell’amica, che riesce ad avvicinarla facilmente alla sua dimensione. Una volta compiuto l’omicidio, le due cercano di far credere agli inquirenti e alle famiglie che si tratti di un suicidio dovuto alla presunta omosessualità di Nadia e da un possibile amore non ricambiato.

Lasciano accanto al corpo giacente sul pavimento un finto biglietto dattiloscritto contenente la spiegazione del suddetto gesto con annessa una firma, riuscita a strappare alla giovane donna e collocata dopo uno spazio non indifferente dal testo; successivamente sostituiscono la sciarpa con una corda, lasciata stretta attorno al collo, dimenticando ingenuamente di legare il cappio ad un aggancio. Oltre a questo, dalla lettera emerge un particolare: Nadia dispone che dopo la sua morte i soldi vadano proprio alle sue amiche, in modo che possano realizzare il tanto desiderato viaggio negli Stati Uniti, promesso da Nadia alle stesse.

Questi elementi insospettiscono notevolmente gli investigatori che, approfondendo le indagini, scoprono indizi rilevanti, scartando di conseguenza l’ipotesi del suicidio. Attraverso le intercettazioni e le perlustrazioni, vengono ritrovati dei misteriosi oggetti rinvianti a sette sataniche e a letture mistiche legate alle due studentesse, che si dicevano non credenti e che avrebbero potuto, secondo gli psicologi, trarre ispirazione da queste fonti per l’assassinio. Altro movente preso in esame è quello del fatidico, inquietante sogno descritto da Anna Maria e riguardante il padre defunto di Filomena, che nel suo inconscio le avrebbe ordinato di uccidere Nadia.

Parallelamente alle indagini in corso, Anna Maria e Mariena, stremate dall’interrogatorio, confessano l’omicidio uscendo allo scoperto e lasciando un vuoto incolmabile nella vita della famiglia Roccia. Il 15 settembre 1999, l’artista Zucchero Fornaciari dedica un concerto alla giovane vittima, suonando proprio nel suo paese, Castelluccio dei Sauri, e cercando, attraverso la musica, di alleviare il dolore della scioccante perdita.

Nel mentre il processo va avanti e il tribunale si pronuncia, precisamente il 22 maggio 2001, condannando a 25 anni ciascuna. Per liberazione anticipata, la pena si riduce, consentendo alle imputate di ​terminare anticipatamente il periodo di reclusione. Oggi Anna Maria Botticelli e Filomena Sica vivono con una nuova identità rispettivamente in Toscana e in Veneto, cercando di ricostruire la proprie vite lontane dal “delitto senza movente” che le ha inesorabilmente segnate. ​

A cura di Marilea Poppa