FOGGIA – Duro intervento della FP CGIL nei confronti della direzione generale di Casa Sollievo della Sofferenza dopo le recenti dichiarazioni del direttore generale Gino Gumirato. In una nota firmata dal segretario generale Angelo Ricucci e dal segretario aziendale Lorenzo Palena, il sindacato accusa la Fondazione di non rispettare gli accordi economici previsti dal contratto nazionale e di scaricare sui lavoratori le difficoltà gestionali dell’ente.
Secondo la FP CGIL, definire “adeguati” gli stipendi del personale sarebbe una “distorsione della realtà”, poiché la congruità salariale è stabilita dal Contratto collettivo nazionale e non da valutazioni discrezionali della direzione. “Quando si bloccano unilateralmente i rinnovi contrattuali – si legge nella nota – si violano diritti maturati e non corrisposti”.
Il sindacato conferma inoltre che i decreti ingiuntivi richiesti dai lavoratori sono già stati emessi e affidati agli ufficiali giudiziari per la notifica alla Fondazione. Una scelta definita “inevitabile risposta” al mancato rispetto degli accordi economici e non un atto di ostilità politica o personale.
La FP CGIL respinge anche le critiche rivolte da Gumirato ai sindacati e alla Regione Puglia, sostenendo che siano invece i dipendenti a sentirsi “profondamente amareggiati” da una gestione che avrebbe fatto ricadere ritardi e difficoltà amministrative sui salari del personale sanitario.
Nel richiamare le parole del cardinale Pietro Parolin sul rischio di “smarrimento dello slancio degli inizi”, il sindacato invita la Fondazione a ritrovare la strada del dialogo e del rispetto dei lavoratori. “Padre Pio fondò quest’opera sulla carità e sull’eccellenza – scrive la FP CGIL – valori incompatibili con il mancato rispetto degli impegni economici verso chi ogni giorno porta avanti la missione dell’ospedale”.
Infine, il sindacato chiede un intervento deciso della Regione Puglia per garantire il futuro dell’ospedale e la tutela salariale del personale: “La Fondazione va avanti solo se i lavoratori camminano alla pari, non se vengono calpestati”.
