Casa Circondariale di Foggia, celebrata per la prima volta la Giornata Internazionale della Famiglia

Un’iniziativa dedicata agli affetti delle persone detenute, ai bambini e alla genitorialità in carcere

Per la prima volta la Casa Circondariale di Foggia ha celebrato, il 15 maggio scorso, la Giornata Internazionale della Famiglia. Un’iniziativa molto partecipata organizzata da Lavori in Corso APS, in sinergia con Direzione, Area Educativa e Polizia Penitenziaria. Presenti anche Ass. Genoveffa De Troia e CSV Foggia. Qualche giorno prima, in occasione della Festa della Mamma, dedicato un momento speciale alle donne detenute.

La ricorrenza che ha riportato al centro un aspetto spesso invisibile della detenzione: le famiglie non restano fuori dal carcere, ma vivono ogni giorno il peso della distanza, delle attese e delle relazioni interrotte. Una realtà che riguarda in particolare i figli delle persone detenute. Secondo le stime, infatti, sono circa 400 i bambini collegati alla realtà della Casa Circondariale di Foggia attraverso la presenza di un genitore ristretto.

Da questa consapevolezza nasce il lavoro che Lavori in Corso APS porta avanti insieme con l’Area Educativa dell’Istituto per sostenere le relazioni familiari e la genitorialità detenuta. Negli ultimi anni, l’associazione ha contribuito alla costruzione di percorsi di accoglienza dedicati ai minori e alle famiglie, attraverso lo “Spazio Giallo” durante i colloqui. E ancora, attività con le scuole, sostegno educativo e momenti rivolti ai genitori detenuti.

La giornata del 15 maggio ha coinvolto bambini, madri, padri e familiari in attività di gioco, lettura, dialogo e condivisione, trasformando per alcune ore gli spazi del carcere in un luogo di incontro autentico. Nel corso della mattinata sono stati donati libri e materiali dedicati all’infanzia e alle famiglie, nella convinzione che la lettura e la relazione possano rappresentare strumenti concreti di vicinanza e cambiamento anche nei contesti più fragili.

L’evento – che ha visto anche l’organizzazione di una merenda per grandi e piccoli a cura dell’Istituto Penitenziario – è rientrato nel progetto “Famiglie più forti, società più sicure”, sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, attraverso cui Lavori in Corso APS sta sviluppando attività dedicate alla genitorialità detenuta, al sostegno delle relazioni familiari e alla costruzione di reti educative e sociali dentro e fuori. Dal prossimo 20 maggio prenderanno, inoltre, avvio gruppi di parola e incontri dedicati ai papà detenuti e successivamente anche alle mamme, con l’obiettivo di rafforzare ascolto, responsabilità genitoriale e relazioni affettive.

Alla giornata hanno partecipato la Direzione, l’Area Educativa dell’Istituto, il personale di Polizia Penitenziaria, il CSV Foggia, le volontarie dell’Associazione “Genoveffa De Troia” e numerosi operatori e collaboratori coinvolti nel progetto.

Sostenere i legami familiari significa lavorare non solo sul benessere delle persone detenute e dei loro figli, ma anche sulla possibilità concreta di costruire percorsi di inclusione e sicurezza sociale”, ha sottolineato Antonietta Clemente, fondatrice di Lavori in Corso APS. 

L’associazione ha espresso gratitudine al direttore della Casa Circondariale di Foggia Michele De Nichilo, al comandante Claudio Ronci e, in particolare, alla capo area educativa Paola Errico per il lavoro educativo e relazionale svolto quotidianamente all’interno dell’Istituto. Un ringraziamento è stato inoltre rivolto ad Annalisa Graziano e al CSV Foggia per il supporto organizzativo e logistico garantito nel corso della giornata.

Nei giorni precedenti, in occasione della “Festa della Mamma”, l’associazione ha promosso-presso la Casa circondariale di Foggia- anche un laboratorio dedicato alle donne detenute, centrato sul tema della cura di sé e del benessere emotivo. Il percorso, guidato dall’operatrice olistica Michela Granatiero, ha coinvolto circa trenta donne detenute in un’esperienza costruita attraverso piccoli gesti di ascolto, relazione e riconnessione con la propria identità personale e materna.

Un momento che ha permesso alle partecipanti di condividere fragilità, ricordi e vissuti personali, recuperando, anche solo per qualche ora, uno spazio di riconoscimento di sé oltre la dimensione detentiva. Un lavoro che oggi punta sempre più ad aprire un’attenzione specifica alla dimensione femminile della detenzione, ai bisogni relazionali ed emotivi delle donne e al loro ruolo di madri e persone.

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