Caldo record, mare sempre più caldo: moria di cozze e vongole, acquacoltura italiana in allarme

ROMA – Il surriscaldamento del mare sta mettendo in ginocchio la pesca e l’acquacoltura italiana. A lanciare l’allarme è Coldiretti Pesca, che denuncia una vera e propria emergenza causata dalle temperature elevate delle acque, responsabili della moria di cozze e vongole, della riduzione del pesce azzurro e dell’aumento dei costi per gli allevamenti ittici.

Le situazioni più critiche si registrano nel Delta del Po, dove l’acqua ha superato i 30 gradi. Nella Sacca di Scardovari è stata sospesa la commercializzazione delle cozze Dop, mentre nella Sacca di Goro si registrano perdite fino al 90% delle vongole allevate a causa della carenza di ossigeno e della proliferazione di microalghe. A complicare il quadro contribuiscono anche i violenti temporali estivi, che alterano ulteriormente l’equilibrio delle lagune.

Il caldo colpisce anche il pesce azzurro: l’aumento della temperatura riduce l’ossigeno disponibile, modifica la produzione di plancton e compromette la sopravvivenza delle larve di sardine e acciughe, con effetti negativi sulla produttività della pesca.

Le difficoltà riguardano anche gli allevamenti ittici, dove i mangimi rappresentano oltre la metà dei costi di produzione. Ai rincari di energia, trasporti e materie prime si aggiunge ora la crescente difficoltà nel reperire gli alimenti destinati ai pesci allevati.

«Le imprese stanno affrontando una fase estremamente delicata», sottolinea Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, evidenziando come il comparto sia sottoposto a una pressione economica sempre più forte.

L’acquacoltura italiana, che vale circa 500 milioni di euro e produce principalmente cozze, vongole, trote, orate e spigole, rappresenta un settore strategico per l’economia e la sicurezza alimentare. Un comparto che, secondo Coldiretti, necessita oggi di interventi urgenti per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico e garantire la competitività delle imprese.

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