Braccianti e sostanze per resistere nei campi, Naturale (M5S): «Se confermato, quadro di vera schiavitù»

FOGGIA – Farmaci assunti insieme all’alcol per sopportare la fatica del lavoro nei campi e le dure condizioni di vita nei ghetti agricoli. È l’allarme lanciato dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale, che chiede verifiche immediate da parte degli organi competenti dopo le recenti denunce dell’attivista e scrittore africano Soumaila Diawara sulla realtà di Borgo Mezzanone, alle porte di Foggia.

«Se quanto raccontato venisse accertato – afferma Naturale – ci troveremmo di fronte a una situazione di una gravità inaudita, che aggraverebbe ulteriormente il quadro già drammatico dello sfruttamento dei lavoratori agricoli stranieri. Sarebbe l’ennesima conferma di una condizione di vera e propria schiavitù alimentata dal caporalato».

Secondo il racconto di Diawara, molti braccianti sarebbero costretti a ricorrere a sostanze come la cosiddetta “Royal-225”, talvolta associata all’alcol, per reggere ritmi di lavoro estenuanti, il dolore fisico e le condizioni di estrema precarietà vissute nei ghetti. Un fenomeno che, secondo l’attivista, non rappresenterebbe un caso isolato ma il risultato di un sistema che sfrutta la vulnerabilità economica e sociale dei lavoratori migranti.

La senatrice pentastellata sollecita quindi l’intervento degli ispettori del lavoro, delle autorità sanitarie e delle forze dell’ordine per verificare l’effettiva portata del fenomeno e tutelare la salute dei lavoratori coinvolti.

Naturale richiama inoltre i risultati della recente missione svolta a Foggia dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro e sullo sfruttamento nei luoghi di lavoro. Durante le audizioni in Prefettura sarebbero emerse criticità legate alla carenza di personale negli enti ispettivi, alla difficoltà di coordinamento tra istituzioni e associazioni di categoria, alla precarietà dei servizi destinati ai lavoratori stranieri e alle problematiche connesse al decreto flussi.

«È necessario un cambio di passo – conclude la senatrice – perché sfruttamento, illegalità e negazione dei diritti continuano a colpire migliaia di persone impegnate in uno dei settori più importanti dell’economia italiana».

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