BARI – Torna ad accendersi il confronto politico sull’autonomia differenziata. A un anno e mezzo dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittime diverse parti della riforma Calderoli, il tema riemerge dopo il via libera del Senato alle pre-intese siglate dal Governo con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, esprime forte preoccupazione soprattutto per gli effetti che gli accordi potrebbero avere sul sistema sanitario. Secondo il governatore, una maggiore autonomia nella gestione delle tariffe, dei contratti del personale e dei fondi sanitari rischierebbe di accentuare il divario tra Nord e Sud, favorendo la migrazione di medici e pazienti verso le regioni più ricche. Per questo ha annunciato l’intenzione di impugnare le intese davanti alla Corte Costituzionale, auspicando un’analoga iniziativa da parte delle altre regioni meridionali.
A sostegno della posizione di Decaro interviene il centrosinistra pugliese. I gruppi di maggioranza in Consiglio regionale parlano di un trasferimento di risorse a vantaggio del Nord, mentre il segretario regionale del Partito Democratico, Domenico De Santis, definisce il provvedimento «una controriforma che divide il Paese» e annuncia la presentazione di una mozione condivisa.
Di segno opposto la posizione del centrodestra. I gruppi di opposizione in Consiglio regionale respingono le accuse, sostenendo che l’autonomia differenziata non possa essere indicata come causa delle criticità della sanità pugliese, attribuite invece a oltre vent’anni di cattiva gestione regionale. Sulla stessa linea il coordinatore regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis, secondo cui Decaro starebbe utilizzando il tema dell’autonomia per distogliere l’attenzione dall’aumento dell’Irpef deciso dalla Regione.
