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Perchè le lontre abitano la Capitanata?

I naturalisti del Centro Studi Naturalistici del centro ONLUS -Pro Natura inseguono le tracce del piccolo mammifero da molti anni e vogliono far luce sul recente ritrovamento

Ieri vi avevamo parlato del ritorno della lontra nel Parco Nazionale del Gargano dopo ben 40 anni. Un esemplare era stato infatti ritrovato, purtroppo deceduto a causa di un investimento, a pochi chilometri da Manfredonia. I naturalisti del Centro Studi Naturalistici ONLUS -Pro Natura inseguono le tracce del piccolo mammifero da molti anni e vogliono far luce sul recente ritrovamento e sulla natura della regina dei fiumi.

La lontra è un carnivoro (mustelide, “parente” delle puzzole, faine, tasso, ecc) di medie dimensioni, semi acquatico, ha zampe corte, corpo allungato, una pelliccia folta ed impermeabile di colore bruno sul dorso e sulle zampe, color nocciola sul ventre mentre la gola, le guance e il petto sono biancastri. Le dita, soprattutto delle zampe anteriori, sono molto sensibili al tatto tanto che la Lontra le utilizza per cercare e catturare le prede nel fondo sabbioso dei fiumi o sotto i sassi.

E’ un’abilissima nuotatrice e molto bene adattata all’ambiente acquatico: la coda appiattita e i piedi palmati l’aiutano nel nuoto, durante le immersioni, speciali valvole chiudono le orecchie e le narici per evitare l’entrata di acqua. Gli occhi, piccoli, sono dotati di un meccanismo di accomodamento del cristallino che consente di migliorare la visione in acqua, mentre in condizioni di scarsa visibilità subacquea le vibrisse, presenti intorno alle labbra, e molto sensibili agli stimoli tattili, l’aiutano nella cattura delle prede.

“La Lontra – spiega il naturalista esperto Maurizio Marrese – è ai vertici della catena alimentare degli ecosistemi acquatici e la sua presenza stabile nelle nostre zone umide significa che gli interventi di riqualificazione svolti in questi anni hanno sicuramente portato beneficio a lei e a tutta la piramide alimentare”.

Così come gli altri carnivori, anche la Lontra utilizza gli escrementi per marcare il territorio, lasciandoli in siti ben evidenti come grossi massi o sui sentieri e questo permette ai ricercatori di poter valutarne la presenza, l’abbondanza, lo stato della popolazione (attraverso studi genetici), e capire anche di cosa si nutre.

“Noi del Centro Studi Naturalistici da naturalisti attenti, abbiamo seguito le sue tracce, le impronte, gli escrementi, le tane, e le piste da quasi 25 anni in tutta la Puglia e nel bacino del fiume Ofanto, così da permetterci di capirne abitudini ed esigenze in modo da poter proporre agli enti locali adeguate misure per evitarne l’estinzione che purtroppo ad oggi completamente disattese come nel caso della SP 141 (in passato abbiamo documentato altri investimenti di specie rare come il Tarabuso)”, aggiunge Marrese.

“Anche grazie a questi nostri studi condotti su tutti i fiumi e torrenti della Capitanata che abbiamo realizzato nell’area delle paludi sipontine (Lago Salso – Riservetta e Foce del Candelaro) oltre 150. Ha di nuove zone umide idonee anche ad ospitare di questa meravigliosa specie (e le sue prede) grazie alla Commissione Europea e ai finanziamenti LIFE Natura – conclude il naturalista -. Lo spiacevole ritrovamento di un esemplare investito nei pressi dell’Oasi Lago Salso, conferma quello che i nostri studi avevano documentato già all’inizio del 2017. Questi esemplari che hanno colonizzato le paludi sipontine provengono probabilmente dalla popolazione presente nell’Ofanto in quanto già nel 2016 avevamo trovato tracce di presenza sul torrente Cervaro”.

Questo ennesimo tassello arricchisce la biodiversità del Golfo di Manfredonia, ma richiede per essere consolidato che la strada la strada provinciale 141 venga messa in sicurezza, attraverso la realizzazione di tunnel, passaggi verdi o “ecodotti” per il transito della fauna per evitare ulteriori altri animali possano essere investiti.

 

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