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La vita del fuori sede foggiano tra nostalgia e speranza

La vita del fuorisede foggiano non è per niente facile

Foggia – Le festività volgono al termine, le stazioni ferroviarie e gli aeroporti accolgono nuovamente un frenetico via-vai di studenti e lavoratori che fanno ritorno presso le rispettive sedi univeristarie e lavorative, pronti a  riprendere la routine.

E così, dal vagone di un treno o dall’oblò di un aereo, ripercorriamo nostalgicamente i momenti di gioia che queste brevi permanenze regalano. A partire dalla Vigilia di Natale tutta foggiana che, in un’atmosfera densa di luci, colori e musiche di ogni genere, ci permette di incontrare amici e parenti, degustando una pizza fritta fumante accompagnata da un bicchiere di vino, passando dal tradizionale “struscio” lungo le piazze gremite e le luminose strade del centro-città, terminando con le immancabili abbuffate a base di prelibatezze caserecce, che le nostre madri e le nostre nonne preparano, ogni anno, con meticolosa dedizione. Semplici, insostituibili  rituali, che per noi detengono un valore inestimabile.

Per i foggiani fuori sede, infatti, tornare a casa significa ritrovare l’affetto della famiglia, il calore del sole che bacia la nostra terra,  il profondo azzurro del cielo, gli odori delle pietanze che impregnano ogni angolo delle nostre abitazioni.

Persone diverse, accomunate da un’unica scelta, quella di aver lasciato la terra natale per motivi di svariata natura, spesso collegati  alla scarsità  occupazionale e a un tessuto socio-culturale poco ricettivo. I dati Istat confermano l’impoverimento di un Meridione “arretrato” in termini di lavoro, speranza di vita e istruzione. L’emigrazione non rigurda soltanto gli studenti, ma anche i lavoratori in cerca di un’indipendenza economica e di una qualità di vita soddisfacente.

Siamo quindi costretti a macinare chilometri per metterci in gioco e per poi tornare arricchiti e ricchi di storie da raccontare.  Forgiamo le nostre radici in posti che conserviamo gelosamente dentro di noi, ma evadiamo per necessità affinché queste ultime godano di linfa nuova altrove. Lasciamo terreni fertili per imbatterci in terreni incolti e in sentieri inesplorati, abbandoniamo incrollabili certezze per lasciare spazio a inconbenti dubbi e precarietà, che tuttavia si risolvono in nuove opportunità,di crescita e non solo.

A cura di Marilea Poppa

 

 

 

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