BARI – Per la prima volta la magistratura riconosce il metodo mafioso negli assalti ai portavalori attribuiti alla criminalità di Cerignola. È l’elemento centrale dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che il 10 luglio ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, rapina aggravata dal metodo mafioso e altri reati contro il patrimonio.
Tra gli indagati a piede libero compare anche l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, medico in pensione, nei cui confronti viene contestata esclusivamente l’ipotesi di favoreggiamento. Secondo gli investigatori, avrebbe consentito ad alcuni familiari di un presunto componente della banda, ricoverato in ospedale, di accedere alla struttura oltre gli orari consentiti, invitandoli a comunicare soltanto per iscritto ed evitando conversazioni.
Gli arrestati sono Cosimo Attila Cirulli, Biagio Barrasso, Giovanni Terlizzi, Pasquale Pazienza, Riccardo Magno, Giuseppe Da Bellonio, Antonio Braschi e Pasquale Sciusco, ritenuti parte di un’organizzazione con base a Cerignola capace di organizzare assalti ai portavalori con modalità paramilitari, utilizzando auto rubate, armi da guerra ed esplosivi.
Secondo la Dda, proprio la forza intimidatrice, la capacità organizzativa e il controllo del territorio giustificano la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso. Nell’inchiesta risultano inoltre indagati Francesco e Rocco Gaeta di Orta Nova, Riccardo Acquaviva di Andria, Alberto Macchiarulo, Michele Piarulli e Giustina Pollice.
