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Ascoli Satriano: L’El Dorado della Daunia

Meraviglie storiche nella città che domina la Valle del Carapelle

La città di Ascoli Satriano sorge nel subappenino dauno pugliese e come non molti sapranno, gode di una storia plurimillenaria.

Come accadde anche per la vicininissima Ordona, in origine Ascoli Satriano fu fondata dai Dauni, dopodiché divenne municipio romano sotto il nome di “Ausculum” e successivamente fu città medievale sotto il dominio normanno prima e angioino poi, nonché importante e potente sede vescovile dal I sec.

Ascoli Satriano è, infatti, un vero e proprio scrigno di storia: il centro ascolano situato nel foggiano, arroccato sulle pendici dei Monti Dauni, è divenuto celebre nell’ultimo decennio come “il paese dei Grifoni”.

Proprio qui, infatti, hanno avuto inizio e preso corpo una delle storie più importanti dell’archeologia, non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto mondiale.

I “Marmi policromi di Ascoli Satriano”, cui faceva parte anche il “Trapezophoros” dalla “brutale bellezza” risalente ad età ellenistica, ovvero i cosidetti “Grifoni”, dall’incredibile varietà cromatica, e ritrovati in una tomba principesca dauna sono stati trafugati nel lontano 1978 nel territorio di Ascoli Satriano da tombaroli di zona e sequestrati solo in parte dalla Guardia di Finanza di Foggia di allora.

I Grifoni, però, emigrati all’estero e finiti esposti presso il J. Paul Getty Museum di Malibù, città ad ovest di Los Angeles, in California, il quale li aveva acquistati a sua volta da mercanti d’arte, vennero solamente in seguito definitivamente restituiti al Polo Museale di Ascoli Satriano.

Tutti gli splendidi marmi policromi, dunque, in parte sequestrati e poi dimenticati per oltre un ventennio nei locali del Museo Civico di Foggia, vennero finalmente riscoperti ed esposti al pubblico.

Ad oggi, i Grifoni sono anche simbolo della più alta ed importante onorificenza istituita dal Comune, “i Grifoni d’oro”, che nel 2016 è stata conferita, infatti, al noto divulgatore scientifico, nonchè scrittore, Alberto Angela e all’attore e sceneggiatore Michele Placido, originario di Ascoli.

Memorabile d’altronde il commento positivo rilasciato dal prof. Vittorio Sgarbi, durante i suoi soggiorni presso la città ascolana, che con ineguagliabile stupore ha presto elogiato l’Amministrazione Comunale annunciando che i “Grifoni” sono «frammenti di storia dell’antichità tra i più belli al mondo».

Storica città della “battaglia di Pirro”, della villa tardoantica di Faragola e soprattutto dei Grifoni, Ascoli Satriano possiede il vanto di una storia illustre ed antichissima, largamente riconosciuta.

Ascoli Satriano è stato da sempre conosciuto e riconosciuto come centro di epoca daunia, anche se, fino a poco tempo fa, non proprio annoverabile tra i maggiori centri del territorio.

Gli studiosi, infatti, fino a qualche anno fa certificavano e riconoscevano Arpi e Canosa tra i maggiori e più importanti centri dauni situati nel nostro territorio, ma grazie al rinvenimento dei marmi, tra cui i Grifoni, si è compreso come anche Ascoli rientri tra i centri dauni dalla straordinaria importanza e custode della nostra storia antica.

Molto avvincente e lunghissima, infatti, la storia dei Grifoni di Ascoli, inevitabile preda dei trafficanti d’arte, così come di tutti i marmi policromi facenti parte dello stesso corredo funerario, appartenente ad un personaggio di alto rango sociale risalente ad epoca daunia, a partire dal loro rinvenimento eseguito illecitamente da parte di un gruppo di tombaroli locali, al traffico illegale all’estero, sino ad arrivare al loro definitivo rientro in Italia.

Ma i cosidetti Grifoni costituiscono soltanto l’esempio emblematico tra tutti i preziosi reperti rinvenuti dai tombaroli locali e ad oggi esposti ad Ascoli, appartenenti a corredi funebri risalenti ad epoche a noi lontanissime.

I famosi “Grifoni di Ascoli Satriano” costituiscono, infatti, il pezzo in assoluto più prestigioso e soltanto una parte dell’intera collezione di reperti dei meravigliosi marmi policromi, realizzati con marmo greco che conserva tuttora la sua trasparenza, ad oggi custoditi ed esposti pubblicamente presso la realtà museale ascolana.

Ascoli Satriano, oltre ai reperti custoditi nel museo, gode, inoltre, di altre strutture di spessore che arricchiscono ancora di più il suo affascinantissimo centro storico, come la Chiesa di San Giovanni Battista risalente al X secolo e collocata alle pendici del quartiere medievale Serra,

ad oggi denominato “collina Castello” per via della presenza del Castello normanno da essa poco distante, divenuto dal XVI secolo palazzo ducale e da pochi mesi riaperto al pubblico (Agosto 2019), dopo una lunghissima fase di restauro.

Il centro dauno molto suggestivo beneficia, infatti, anche della presenza della magnifica Cattedrale, che domina il centro storico, originariamente Chiesa Francescana dei Frati Minori Conventuali risalente al XII, che a seguito dei numerosi rifacimenti effettuati nel corso delle varie epoche che si sono succedute, dovuti principalmente a terremoti, venne elevata a Cattedrale nel XV secolo ed, infine, dedicata a “Sanctae Mariae Nascenti”, Santa Maria del Principio.

All’interno del Duomo si possono ammirare molte opere di pregio tra cui la Natività di Maria di Vito Calò e il Transito di San Giuseppe di Corrado Giaquinto, ambedue risalenti al XVIII secolo, per non parlare delle sette altari di marmo intarsiato collocate nelle navate laterali, dell’altare in marmi policromi del Settecento e del coro ligneo di inizio Ottocento.

Sono passati oltre Settecento anni dall’epoca delle prime documentazioni sull’esistenza della Chiesa, che per ben 465 anni ha ospitato la Cattedra del Vescovo della Diocesi di Ascoli ed Ordona.

Posto nelle vicinanze di Ascoli Satriano vi è, inoltre, anche l’antichissimo Ponte Romano, ad arco in pietra, che scavalca il Torrente Carapelle.

Eretto dall’imperatore Traiano durante i primi anni del II secolo d.C. rappresenta un esempio di ingegneria idraulica e stradale estremamente raro, una struttura plurimillenaria unica in Capitanata, grazie alla cui resistenza è riuscito a durare così a lungo, supportando numerosi e gravosi carichi nel corso del tempo.

Costruito nell’ambito della ristrutturazione della rete viaria che univa Roma all’Oriente, durante cioè la costruzione del nuovo itinerario indicato dalla Via Traiana, che accorciava e velocizzava gli spostamenti verso Brindisi, è giunto sino ai nostri giorni quasi del tutto intatto dopo numerosi secoli dalla sua costruzione.

Ascoli Satriano vanta anche la presenza del Parco Archeologico dei Dauni, testimonianza di vita di antiche genti che un tempo popolarono la città, un vero e proprio museo a cielo aperto.

Il Parco si sviluppa nelle due zone principali: l’area monumentale e la “Collina del Serpente”. Quest’ultima conserva testimonianza di insediamento risalente al Neolitico ed ospita la Necropoli preromana, riportata alla luce nei primi anni 60′.

Sempre ad Ascoli vi è il sito archeologico su cui è stata scoperta Villa Faragola, una villa romana tardoantica appartenuta, con ogni probabilità, ad un ricco senatore romano possidente di grandi proprietà terriere in Italia Meridionale, il quale, a Faragola, fece realizzare terme con mosaici policromi, una grande sala da pranzo corredata da “divano per banchetto” con marmi policromi, meglio conservato al mondo.

Il complesso edilizio risalente al periodo collocatosi tra IV e VI sec. d. C. , è situato a circa 3km da Ascoli Satriano ed edificato esattamente a metà strada tra i centri romani di Herdonia ed Ausculum, in posizione strategica nella fertile valle del Carapelle,

una zona ricca di acqua grazie alla presenza del corso d’acqua Carapelle e delle antiche numerose sorgenti.

Dei 61 Comuni della Provincia di Foggia, solo 12 hanno avuto un riscontro positivo per l’ottenimento del finanziamento di 280 milioni di euro del CIS per la Capitanata.

Al momento, del Subappenino Dauno Meridionale, Ascoli Satriano rientra tra i beneficiari, con 3 milioni di euro che saranno destinati per la rinascita del sito archeologico di Faragola di età romana, a seguito degli ingenti e dolosi danni dell’insidioso incendio del 7 Settembre 2017.

Grazie a questo nuovo finanziamento sarà finalmente possibile restaurare, ricostruire e restituire il parco archeologico ai cittadini, alla comunità locale, alla comunità scientifica internazionale e ai tanti visitatori che sono già venuti e che verranno per conoscere questo straordinario sito archeologico made in Capitanata e patrimonio di tutti.

Testi e foto Noemi di Leva

Categorie: Cultura e territorio