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Arte e sperimentazione: il gallerista Angelo Pantaleo racconta “CREO”

Intervista al direttore artistico Angelo Pantaleo

In via Lustro 3, presso la Galleria Creo, è in corso la mostra personale dell’artista materese Pino Lauria, tornato a Foggia dopo la mostra collettiva intitolata “Il Corpo”, svoltasi lo scorso aprile presso la Sala Diomede del Museo Civico di Foggia. Prima di visitare l’esposizione abbiamo intervistato Angelo Pantaleo, gallerista e direttore artistico dell’omonima mostra, che ci ha raccontato la storia di questo scrigno d’arte nel cuore del centro città.

Come nasce CREO e cosa rappresenta per te?

Creo nasce tre anni fa con la presentazione della prima mostra, “Chapeau”, alla quale hanno partecipato venitre artisti. Ricordo le parole di Domenico Carella, tra questi, che mi suggerì di fare di questo luogo uno spazio d’arte aperto.

La parola Creo ha un significato bivalente. “Creare” in italiano e “credere” in spagnolo. Dopo aver provato l’esperienza del cammino di Santiago questa parola ha assunto un valore particolare nella mia vita. Non si può creare senza credere e viceversa. Qualcuno diceva che “la bellezza salverà il mondo” e tutti noi siamo chiamati a partecipare, per vocazione o per responsabilità, al progetto di salvezza della bellezza, dell’arte.

Per me Creo è come un figlio: qualcosa che cresce e che mi emoziona. E’ un contenitore culturale, uno spazio aperto alla bellezza, alla cultura e alla sperimentazione.

Tu sei un gallerista da quattro anni. Quale ritieni sia l’aspetto più interessante di questo lavoro?

Più che un gallerista mi definisco un promotore culturale. L’aspetto più interessante di questo impiego è quello di poter “trafficare il talento” stando costantemente a contatto con artisti tra i più disparati. “Rimanere” nell’arte significa mettere a frutto il proprio talento.

Tra le mostre organizzate in questi anni, qual è stata la più apprezzata che tu ricordi?

E’ difficile definire la mostra più apprezzata o seguita. Tutte le mostre organizzate mi hanno regalato emozioni e dato grandi soddisfazioni. Impossibile dimenticare una doppia personale al Museo Civico, “l’impresa Iurilliana” e poi la mostra di quest’anno con l’artista Salvatore Lovaglio, con il quale abbiamo presentato una mostra itinerante nel territorio di Capitanata. Un’altra mostra che ha coinvolto tantissimi artisti è stata “Nel blu dipinto di blu”, che ha visto la partecipazione di centotrenta artisti che hanno lavorato con il piccolo formato. Una mostra di grande successo e che ha fatto registrare una grande affluenza.

Oggi, collaborare con il Museo e con il Palazzetto, è un motivo di orgoglio, un modo per riuscire a donare alla città il mio contributo e il mio punto di vista in qualità direttore artistico delle attività organizzate.

Veniamo alla mostra dedicata all’artista materese Pino Lauria. Che obiettivo si pone?

Quello con Pino Lauria è stato un incontro speciale. La mostra che ho intitolato “Fra Santi e Ladroni” è partita come una provocazione all’interno del circuito dei grandi scandali (vedasi quello della pedofilia in ambito ecclesiastico) fino a porsi delle domande su chi siano i santi e i ladroni all’interno di questo cuore sociale trafitto e ferito, che può sembrare un cuore immacolato, legato alla visione della passione di Cristo, ma che esce fuori da questa visione sotto forma di un “macellazione” che rappresenta tutti noi. Le stesse protesi di Sant’Agata diventano le protesi per le modelle e le visioni delle Sante Transgender di Pino Lauria.

Progetti futuri?

Ci saranno tante novità, tra cui un visionario progetto (ex voto) dedicato alla grazia da ricevere. Poi seguiranno le mostre istituzionali che si terranno a marzo, aprile, maggio e giugno tra il Palazzetto e il Museo Civico, con la partecipazione di artisti giovani ed emergenti provenienti da tutta Italia. Spero che gli eventi futuri possano rappresentare un arricchimento per la nostra città.

Categorie: Cultura e territorio