La scorsa settimana, tre giornali online locali su quattro davano per certa la candidatura di Stefano Ciccarelli a sindaco di Lucera, in vista delle amministrative del 24 e 25 maggio. L’unico appiglio a cui si sono aggrappati per sostenere questa tesi è stato il comunicato stampa diffuso dal coordinatore provinciale della Democrazia Cristiana, Gerardo Lanza, nel quale, in realtà, non veniva presentata alcuna candidatura, bensì una proposta formale utile più a ingraziarsi pubblicamente Ciccarelli e a mettergli pressione affinché accettasse.
Alcuni network, sulla base delle dichiarazioni dello stesso Lanza, avevano addirittura annunciato un incontro decisivo già nella serata del 2 aprile, giorno della diffusione del comunicato, dando quasi per scontato il consenso. Anzi, per il consigliere nazionale della Balena Bianca la partita era già chiusa: Ciccarelli aveva accettato.
Nel frattempo, e soprattutto nei giorni successivi, il presidente della Pro Loco non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ritrovandosi di fatto candidato sindaco a sua insaputa. Il tutto corredato da articoli sul ritorno dello Scudo Crociato e sondaggi online, che lo accostavano agli altri tre candidati — Pitta, Checchia e Di Battista, questi sì ufficiali — e lo esponevano inevitabilmente al giudizio dei commentatori seriali dei social, tra attestati di stima e, più spesso, reazioni di scherno.
Ma, a dispetto delle voci alimentate dai suddetti siti d’informazione, nel tardo pomeriggio di sabato 4 aprile Ciccarelli ha rotto il silenzio, dichiarando esplicitamente di non aver accettato la proposta avanzata dal partito.
«Non perché manchi il desiderio, quello resta forte e sincero — ha precisato l’imprenditore — ma perché sento, con grande lucidità, che ora non è né il tempo né il modo giusto», aggiungendo la volontà di «servire la nostra Lucera come presidente della Pro Loco, portando avanti con passione i progetti (anche europei) avviati sotto la mia guida».
Ad altre mille “Sagra delle sagre” e “Festa del peperoncino“!
In sostanza, la Balena Bianca si è arenata sul campo politico locale ancor prima di mettersi in marcia, nonostante i pomposi proclami. E mentre gli altri tre candidati – chi ingobbito, chi lento e chi sbilenco – stanno già correndo per la fascia tricolore, la Democrazia Cristiana si ritrova, dunque, ancora alla ricerca del proprio candidato, doppiata di almeno tre giri.
I tempi, inoltre, sono serrati: mancano due settimane alla presentazione delle liste presso l’Ufficio elettorale del Comune, con scadenza fissata al 24 aprile.
Se un tal dei tali dovesse abboccare all’amo della candidatura, il rischio poi sarebbe quello di ritrovarsi con più candidati in lista — peraltro eventualmente raccolti con una pesca a strascico — che elettori. Anche perché il partito non vanta più un forte radicamento nell’intimo tessuto cittadino come un tempo, essendo di fatto ricomparso all’improvviso soltanto a pochi mesi dalle elezioni, nella speranza di un improbabile coup de théâtre.
Eppure, inizialmente, con una nota stampa del 25 marzo, il coordinatore cittadino Pasquale Cignarella aveva espresso sostegno alla coalizione di centrodestra, ancor prima che venisse ufficializzata la candidatura di Nicola Di Battista. Una scelta che, evidentemente, non deve essere stata del tutto gradita ai vertici, spingendo i democristiani a tentare la corsa in solitaria con l’obiettivo — come dichiarato da Lanza — di costruire un progetto alternativo «in un quadro politico in cui le altre candidature risultano espressione della stessa coalizione che ha amministrato Lucera negli ultimi cinque anni».
Difatti il sindaco uscente Giuseppe Pitta (sostenuto dal Campo largo), Nicola Di Battista (leader del Centrodestra unito) e Vincenzo Checchia (coalizione Noi per Lucera) provengono dall’esperienza del movimento “Facciamo Piazza Pulita” guidata dall’attuale consigliere regionale Antonio Tutolo, poi disgregatasi, e oggi seguono percorsi distinti.
Alle scorse amministrative, Pitta, già consigliere comunale e poi Presidente del Consiglio durante l’ultimo mandato Tutolo, fu eletto sindaco proprio per opera del sostegno tutoliano, forte di sei liste civiche, tra cui quelle in cui militavano Checchia (Lista Tutolo) e Di Battista (Agricoltori per Lucera). Quest’ultimo, già assessore alle Attività produttive nella seconda amministrazione Tutolo, fu poi nominato vice sindaco con le stesse deleghe durante l’amministrazione Pitta, fino alle dimissioni del maggio 2021, maturate nel corso di una stridente divergenza con il primo cittadino.
Tra i dimissionari figurava anche Checchia (già consigliere nel primo mandato Tutolo e, nel secondo, assessore alle Politiche giovanili) insieme ad altri esponenti dell’area tutoliana. Oggi, a differenza degli altri due, è l’unico a poter contare nuovamente sul supporto di Tutolo, pronto a candidarsi in consiglio con una lista ad hoc all’interno della coalizione civica per convogliare ingenti consensi.
