A chi conviene che il Gargano bruci? La domanda che non possiamo più smettere di farci

FOGGIA – Ogni estate il Gargano torna a bruciare. Cambiano i luoghi, cambiano i nomi delle località, ma il copione sembra sempre lo stesso: ettari di macchia mediterranea e pineta distrutti, turisti in fuga, strade chiuse, comunità in ginocchio e decine di uomini impegnati per ore, a volte per giorni, a combattere le fiamme.

Anche quest’anno, mentre il fuoco avanza tra Peschici e Vieste, il sospetto più inquietante torna a farsi strada. Il sindaco di Peschici, Luigi D’Arenzo, non ha usato giri di parole: gli incendi sarebbero stati appiccati in più punti. Se sarà confermato dalle indagini, non si tratterebbe di una tragedia naturale, ma dell’ennesimo attentato contro il Gargano.

La domanda, allora, è inevitabile: a chi conviene che il Gargano bruci?

Non è una domanda nuova, ma resta senza una risposta definitiva. Gli incendi dolosi possono avere motivazioni diverse: vendette personali, interessi criminali, piromania, tentativi di creare lavoro per lo spegnimento o di provocare danni economici e sociali. Ogni episodio ha una sua storia e saranno gli investigatori ad accertare eventuali responsabilità. Attribuire automaticamente un unico movente sarebbe un errore.

Di certo, però, qualcuno trae vantaggio dal caos che un incendio genera. A perdere sono sempre gli stessi: l’ambiente, gli operatori turistici, gli imprenditori, i residenti, chi aveva scelto il Gargano per le vacanze e si ritrova invece a fuggire via mare dalle spiagge.

Bruciano alberi che hanno impiegato decenni per crescere. Brucia un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Brucia l’immagine di un territorio che vive di turismo e che ogni estate investe risorse ed energie per accogliere migliaia di visitatori.

Non basta più limitarsi a spegnere gli incendi. Serve un salto di qualità nella prevenzione: più videosorveglianza nelle aree sensibili, controlli capillari, monitoraggio con droni, pene certe per chi distrugge il patrimonio boschivo e un sistema investigativo capace di individuare rapidamente gli autori.

Ma serve anche una riflessione culturale. Un incendio doloso non è soltanto un reato contro l’ambiente: è un’aggressione a un’intera comunità. Significa colpire il lavoro di migliaia di persone, mettere a rischio vite umane, costringere famiglie e turisti ad abbandonare case, campeggi e spiagge.

Il Gargano ha già dimostrato di sapersi rialzare. Lo ha fatto dopo i grandi incendi del passato e lo farà anche questa volta. Ma non possiamo continuare ad assistere, ogni estate, allo stesso film, indignandoci per qualche giorno e dimenticando tutto quando arriva la pioggia.

Se davvero dietro questi roghi c’è la mano dell’uomo, allora non siamo di fronte a una fatalità, ma a un attacco deliberato contro uno dei patrimoni più preziosi della Puglia.

E fino a quando non sapremo rispondere con certezza alla domanda “a chi conviene che il Gargano bruci?”, il rischio è che qualcuno continui a trovare conveniente incendiarlo.

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