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26 febbraio 1983, quando a Margherita di Savoia scoppiò la Saibi e si rischiò una tragedia

Quel giorno di fine febbraio un forte boato ruppe il silenzio di un ...

Foggia Reporter

Margherita di Savoia – Il 26 febbraio 1983 per gli abitanti di Margherita di Savoia è una data da dimenticare, un incubo che difficilmente si dimentica. Quel giorno di fine febbraio un forte boato ruppe il silenzio di un tranquillo sabato sera: lo stabilimento Saibi prende fuoco e in città arriva il caos.

Dalla strada che conduce a Trinitapoli, a pochi metri dalla zona abitata, si alzarono terribili lingue di fuoco e una densa nube nerastra colorò il cielo di Margherita di Savoia. Tra i cittadini scoppia il caos, c’è chi urla, chi si dispera, chi si riversa in strada e fugge. Una baraonda.

La Saibi, era un’industria di lavorazione di prodotti chimici e il gas che si liberò nell’aria suggeriva solo una cosa: la fuga. la Saibi era infatti uno stabilimento chimico che produceva sostanze a base di bromuro. La dispersione del bromuro di metile, una delle sostanze più pericolose tra quelle trattate all’interno dello stabilimento, scatenò nel giro di pochi minuti il fuggi fuggi generale.

Ecco una testimonianza dell’epoca tratta da un articolo firmato da Franco Ranieri e Vito Valentino per “Il Picchio Rosso”: «Due boati rompono il silenzio della sonnolenta Margherita invernale, poi d’improvviso una gigantesca fiammata si sprigiona all’interno dello stabilimento SAIBI. Una nube nera avvolge parte della città; molti temono il peggio, ognuno, anche se inconsciamente, avverte la pericolosità del momento.

La fuga dal paese è caotica. La paura diventa padrona della situazione. L’imperativo è allontanarsi da Margherita. Sui visi prima panico e sgomento, ben presto solo terrore. Sulla bocca di tutti corre un nome, SAIBI; nella mente affiorano i casi di Seveso e Manfredonia. A fuggire da Margherita sono in tanti, e fra questi anche chi dirige la vita amministrativa del Comune. Per costoro, oggi, ragion di stato (pardon, di partito), vuole che sia “opportuno e doveroso” dimenticare».

Lo stabilimento dopo questo terribile incidente non chiuse presto i battenti, continuò ad essere in funzione fino al 1997.

Fonte: noinceneritoretressanti.blogspot.com